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la sentenza 

Offese gli agenti penitenziari nuova condanna per Casonato

Alessandra Vivoli
Offese gli agenti penitenziari nuova condanna per Casonato

L’ex docente universitario, in carcere per l’omicidio del fratello, era sotto accusa  per pesanti parole rivolte ai poliziotti. La pena inflitta dal giudice è di cinque mesi

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Alessandra Vivoli

MASSA. Secondo l’accusa aveva insultato pesantemente gli agenti della polizia penitenziaria, tanto da essere denunciato e finire a processo. Marco Casonato, in carcere per l’omicidio del fratello, è tornato in aula, davanti al giudice monocratico Fulvio Biasotti (era assistito dall’avvocato, nominato d’ufficio, Enrico Di Martino). Sul banco degli imputati doveva rispondere dell’accusa di oltraggio a pubblico ufficiale.

Secondo il pm, infatti, in carcere avrebbe offeso alcuni agenti della polizia penitenziaria utilizzando nei loro confronti appellativi pesanti. Offese che – sempre secondo quanto sostenuto dall’accusa – configuravano appunto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.

Un processo che si è concluso (in primo grado) con la condanna a cinque mesi a carico di Marco Casonato. Il pubblico ministero aveva usato la mano un po’ più pesante e aveva chiesto una condanna a otto mesi.

Il processo era cominciato, lo ricordiamo, in modo rocambolesco. Durante a prima udienza, infatti, Casonato aveva richiesto anche l’intervento di un medico spiegando di accusare fortissimi dolori alla schiena dovuti al viaggio di trasferimento, dal carcere dove si trova per l’omicidio del fratello, al tribunale di Massa dove era fissato il processo.

Nel corso delle udienze era emersa, come tesi di parte, la linea difensiva secondo cui le parole offensive nei confronti degli agenti infatti non fossero state pronunciate in luogo pubblico o comunque aperto al pubblico, ma all’interno del carcere. Verrebbe a mancare quindi uno dei requisiti – sempre stando alla logica di parte – perché il reato di configurasse.

Quello per oltraggio non era l’unico procedimento per Casonato. Era, infatti, anche di fronte al giudice Giovanni Tori con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale aggravata per aver dato, sempre in carcere, uno spintone – sostiene l’accusa – ad un agente. L’ex docente universitario a Milano, condannato in secondo grado a 16 anni per aver ucciso, investendolo con la sua auto nel parco di Villa Massoni, la storica dimora di famiglia, il fratello Piero, medico di 59 anni, nell’aprile scorso, era stato condannato dal tribunale di Massa a quattro mesi per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Nei giorni scorsi, sempre in primo grado, una nuova condanna a cinque mesi.

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