Il Tirreno

UNA STORIA INCREDIBILE

A Massa i lavori pubblici fanno sparire l'edicola. Il Comune alla titolare: «L'abbiamo portata in un deposito»

Alessandra Vivoli
Il cantiere in piazza Garibaldi a Massa (Foto Matelli)
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Il cantiere in piazza Garibaldi a Massa (Foto Matelli)

La proprietaria aveva due giorni di tempo per rimuovere il chiosco. Si è rivolta all’avvocato Galloni che ora chiede i danni 

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MASSA. Una piazza, in pieno centro a Massa, in fase di ristrutturazione con i cantieri aperti per una serie di lavori che prevedono anche un implemento del verde pubblico. Una edicola storica che, proprio in quella piazza aveva trovato la sua collocazione da oltre cinquant’anni, e che, da poche settimane è letteralmente scomparsa. O meglio è stata rimossa e portata in un deposito comunale lo scorso 26 novembre. E proprio da palazzo civico annunciano alla proprietaria della struttura (il chiosco per intenderci) che in quella piazza nuova non ci sarà più posto per una edicola. Gli ingredienti sono quelli di una storia surreale che ha come scenario la centralissima piazza Garibaldi e come oggetto del contendere l’edicola di proprietà della signora Giulia Romagnoli. Una vicenda finita nelle mani dell’avvocato Francesca Galloni che ha già mandato una missiva al Comune con cui si chiede non solo chiarezza sulla vicenda, ma anche un risarcimento per la proprietaria dell’edicola “scomparsa”.

Ma procediamo con ordine. E partiamo proprio dal chiosco di piazza Garibaldi che due anni fa è stata chiusa dagli affittuari della signora Romagnoli. Di mezzo poi c’è la pandemia e ci sono le chiusure, questa volta obbligatorie, imposte dai lunghi mesi di lockdown.

La signora Romagnoli, proprio per tutti questi motivi, si reca negli uffici di Master, chiede di avere agevolazioni sul suolo pubblico e versa, per il 2020 circa 400 euro.

Lo scenario, e la storia, cambia improvvisamente quando cominciano i lavori di risistemazione di piazza Garibaldi. Alla proprietaria dell’edicola il 24 giugno scorso viene chiesto espressamente dal Comune di consegnare le chiavi del chiosco, che ha allacci per la corrente e per l’acqua e che quindi devono essere sistemati proprio in ragione dei lavori in corso. Viene poi informata, qualche mese fa, che è necessario spostare il chioso temporaneamente il chiosco che altrimenti avrebbe interferito con i lavori in essere. La struttura viene quindi posizionata nello spazio, il camminamento è più corretto definirlo, fra il bar Bollicine e la banca d’Italia. Passa qualche tempo e la proprietaria viene avvisata di un nuovo problema: l’edicola sta “sprofondando” quindi sarebbe necessario un nuovo spostamento, questa volta sul lato monti della piazza . Ma , a un certo punto la situazione precipita. Alla signora Romagnoli viene recapitata una pec del Comune, firmata dall’architetto Nicola Bellucci e dal dirigente Fernando Della Pina. In realtà è una “diffida alla rimozione dell’edicola”. Nel giro di due giorni. Al terzo giorno la sorpresa: l’edicola è sparita, come scritto nella diffida «stoccata in aree comunali» non meglio definite. Si chiede inoltre alla proprietaria di provvedere a pagare il suolo pubblico. La storia quindi finisce nelle mani dell’avvocato Galloni.

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