Il Tirreno

Sul furgone nel ponte spezzato 

Dopo due operazioni torna a casa Andrea Angelotti

Il furgone di Andrea Angelotti sul ponte di Albiano spezzato
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Il furgone di Andrea Angelotti sul ponte di Albiano spezzato

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AULLA. Un’odissea che dovrebbe essere terminata definitivamente per Andrea Angelotti, l’autista del furgone rosso della BRT, che rischiò la vita l’8 aprile 2020, quando vide il ponte di Albiano Magra accartocciarsi su se stesso e crollare nel fiume Magra. Con lui dentro al furgone. Un’odissea fatta di dolore e operazioni chirurgiche alla schiena, uscita a pezzi dall’incidente dell’8 aprile 2020: infatti, la sera stessa subì un intervento di sei ore. Finalmente è a casa Andrea Angelotti, a Montebello di Fondo nel Comune ligure di Bolano. Circondato dall’amore della moglie Sara e del figlio Mattia di 7 anni. «Sono entrato in ospedale a Pisa, a Cisanello, il 21 novembre e sono uscito il 5 dicembre” spiega al telefono. Due operazioni chirurgiche ha subito in questi 15 giorni: la prima, il 23 novembre, durata ben otto ore, che è servita per inserire nel suo corpo una vertebra sintetica e altre viti, che si terrà per tutta la vita. Il tutto per evitare la cifosi della colonna vertebrale, per evitare che questa si pieghi troppo in avanti. Sembrava che fosse tutto terminato. Invece no. I medici scoprono che una vite è troppo lunga ed occorre sostituirla, potrebbe dare problemi nel lungo periodo. Di nuovo in sala operatoria e altro dolore. Fortunatamente l’operazione, durata un’ora e mezza, non è stata invasiva come le precedenti e dovrebbe essere l’ultima». «Ora sono a casa col busto - aggiunge Andrea Angelotti - e dovrei tornare a fare quasi il 90% di quello che ero in grado di fare prima dell’incidente. Certo, prima c’è da togliere 40 punti che ho addosso, poi c’è la riabilitazione, che farò, probabilmente, alla Don Gnocchi a Spezia. Poi c’è il processo per il risarcimento”. Ma quello che conta per Andrea Angelotti è tornare alla vita normale e alla guida del furgone rosso della BRT: “Ero già tornato al volante prima del ricovero a Pisa, quindi non credo che me lo sconsiglieranno. L’importante è che sono a casa per Natale, anche perché in ospedale non ho visto mia moglie Sara per una settimana, a causa di una persona positiva al covid fra il personale, e potevo vedere a malapena il sole e il cielo dalla finestra, c’erano dei lavori a chiudere la visuale. Uscire è stata davvero una liberazione».
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