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Giulia, il 7 luglio e il coraggio: «Avevamo ideali e nessuna paura»

Alessandra Vivoli
Giulia, il 7 luglio e il coraggio: «Avevamo ideali e nessuna paura»

È stata staffetta partigiana e una delle donne che si sono opposte ai tedeschi a difesa di Carrara

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CARRARA. «Avevo quindici anni. Le mitragliatrici dei tedeschi erano spianate, ce l’avevamo dritte in faccia. Ma non avevamo paura, nessuna delle donne che era con me ce l’aveva. Sapevamo di dover difendere Carrara. Sapevamo che non ce ne saremo andate».

Giulia Galleni di anni oggi ne ha 92, portati con fierezza e con un bel sorriso. È originaria di Carrara, si è poi trasferita a Pisa e ora vive a Livorno, circondata dall’affetto di quattro figli, sei nipoti e da una bisnipotina, la piccola Ginevra. Gli anni passati a Carrara li ha impressi nella memoria, proprio come fosse ieri.

Nella città apuana era arrivata con il fratello, per stare con i nonni quando la situazione nel pisano si era fatta troppo difficile: «a Pisa bombardavano, i miei genitori hanno pensato a proteggerci».

Giulia aveva quindici anni, aveva interrotto il liceo e faceva la “staffetta”: andava a piedi nella zona dell’ospedale vecchio, a Carrara, per portare messaggi ai partigiani che lì trovavano rifugio.

Di quella mattina del 7 luglio del 1944 Giulia Galleni ricorda le voci. Il passaparola.

«Abbiamo saputo che c’era l’ordine di evacuazione, che i tedeschi volevano prendersi Carrara – racconta – Le donne si sono organizzate spontaneamente, siamo andate davanti al comando. “Noi non ci muoviamo”: lo ripetevamo tutte. Era un cuore unico».

Giulia di quella giornata ricorda tutto. E non ricorda la paura. Perché non ne ha mai provata. «No, di paura non ne avevamo – continua a ricordare Giulia – ci mancava tutto, e la fame, quella si che la ricordo e era tremenda. Ci arrangiavamo con la farina di castagne, la mangiavamo a colazione, pranzo e cena».

Trema la voce di Giulia quando ricorda il passato.

«Ricordo quei momenti, anche tutte le difficoltà di allora con tanta nostalgia – continua – Avevamo tanto coraggio, credevamo negli ideali di libertà ed eravamo pronte a lottare. Questi sentimenti ci tenevano vivi, ci facevano dimenticare la fame, la paura. Quella mattina del sette luglio noi donne ci sentivamo davvero pronte a tutto, anche ad affrontare i tedeschi e le loro mitraglie. C’erano donne di tutte le età, io, quindicenne, mi sentivo parte di un tutto, di una energia così forte da farci pensare che avremmo cambiato il mondo».

E Giulia, Cesarina, Francesca e tutte le altre donne del sette luglio il mondo lo hanno cambiato davvero. Ci hanno messo il coraggio e la volontà e hanno scritto una pagina indelebile della storia della resistenza. Una pagoina della storia di una città che non si è piegata e che, con la forza delle sue donne, ha saputo opporsi ai tedeschi.

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