Sicurezza
Eredità e beni di anziani “saccheggiati” Il giudice Bufo patteggia 4 anni e 2 mesi
L’accordo prevedeva la spartizione dei soldi con professionisti e avvocati. Altri tre patteggiamenti, due a giudizio
Pietro Barghigiani
PISA. A quasi quattro anni dagli arresti nell’inchiesta dei carabinieri di Massa battezzata “La giustizia di Zorro”, arrivano le prime sentenze su un doppio filone di indagine al centro del quale c’era un giudice del Tribunale di Pisa, sezione civile, che nelle intercettazioni agli atti usava un linguaggio ad alto tasso di avidità a proposito di aste immobiliari e incarichi su eredità giacenti.
Il gup del Tribunale di Genova (distretto giudiziario competente per territorio per il coinvolgimento di un magistrato toscano, ndr) ieri ha letto il dispositivo con il quale ha accolto quattro patteggiamenti. In un secondo pronunciamento ha disposto il rinvio a giudizio di un avvocato, già giudice di pace, e un architetto, dipendente della Provincia di Pisa.
Per cinque imputati le accuse erano di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico. A uno dei sei coinvolti veniva contestato un episodio di corruzione in atti giudiziari.
Chi patteggia
Roberto Bufo, fino al gennaio 2018 giudice a Pisa e da allora sospeso dal Csm, 59 anni, spezzino, residente a Marina di Carrara, ha patteggiato 4 anni e 2 mesi. Ha versato 10mila euro al ministero della Giustizia e gli sono state riconosciute le attenuanti generiche oltre alla seminfermità mentale. Nel suo passato politico, fronte centrodestra, è stato assessore alla legalità a Portoferraio, assessore a Vergemoli (Lucca) e candidato alle Europee. Prima di passare alla funzione di giudice era stato per anni pm a Massa. Era difeso dall’avvocato Alessandro Civitillo.
Patteggiamento a 3 anni e 11 mesi per Roberto Ferrandi, 67 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste immobiliari è partita l’inchiesta; pena patteggiata a 3 anni 6 mesi e 20 giorni per la figlia Francesca Ferrandi, 31 anni, avvocato con studio a Pisa, assistita come il padre dal legale Stefano Del Corso; 3 anni e 6 mesi per Giovanni Avino, 37 anni, di Pisa, all’epoca dei fatti vice direttore dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. Per lui l’accusa era di corruzione in atti giudiziari.
Chi va a processo
Sono stati rinviati a giudizio Oberto Cecchetti, 74 anni, romano, avvocato, ex giudice di pace e già vice presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago e Luca Paglianti, 55 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia, già responsabile per l’impiantistica sportiva del Coni regionale e consulente per i Tribunali. È assistito dal professor Enrico Marzaduri.
Patteggia anche l’Ivg
Nel processo è finita anche la società Istituto Vendite Giudiziarie, a cui veniva contestata la responsabilità penale come persona giuridica, tutelata dall’avvocato Alessandro Niccoli. L’Ivg ha patteggiato una sanzione di 70mila euro.
Le accuse
Secondo la Procura il magistrato «sfruttando le proprie funzioni di magistrato al Tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari del Tribunale di Massa e di cui lo stesso Bufo si era avvalso per ottenere l’assegnazione di immobili in asta, di pianificare e perseguire un numero indeterminato di appropriazioni di somme di denaro destinate allo Stato e provenienti dall’amministrazione di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno, chiedendo a Ferrandi di adoperarsi, come in effetti avveniva, per ottenere la partecipazione al programma criminoso della figlia Francesca, avvocato, appositamente fatta iscrivere negli elenchi del Foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostegno e di curatela delle eredità giacenti che Bufo le avrebbe assegnato nello svolgimento delle proprie funzioni giudiziarie».
Bufo, sostiene l’accusa, si sarebbe avvalso anche di Cecchetti disponibile ad assumere il ruolo di creditore fittizio dei compendi ereditari alla Ferrandi, «per occultare e dividere all’interno del gruppo, il ricavato di tali vendite eccedente il pagamento degli oneri ereditari e d’amministrazione, distogliendone inoltre una parte, fittiziamente rappresentata come debiti della massa ereditaria».
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