Finanza
Elezioni provinciali, scontro Ferri-Lorenzetti
Il sindaco di Pontremoli: «Non vuole istituire un seggio qui in Lunigiana» Ma per il presidente di Palazzo Ducale è la legge a non consentirlo
pontremoli. Ha i contorni dello scontro istituzionale e politico: un sindaco e il presidente della Provincia, un esponente di Forza Italia e uno del Partito Democratico.
Jacopo Ferri, primo cittadino di Pontremoli e Gianni Lorenzetti che presiede la Provincia. Argomento del botta e risposta è la creazione, per le elezioni provinciali del 18 dicembre, di una sottosezione in Lunigiana per rendere più agevole il voto agli elettori (i sindaci e i consiglieri comunali). Lorenzetti, replicando a Ferri, garantisce di aver dato risposta alla sua richiesta di una sottosezione lunigianese: «La richiesta – scrive il presidente – risale a fine ottobre. Sulla base di quanto io avevo scritto al segretario generale per una valutazione e sulla base della sua risposta, ho avuto un incontro con lo stesso Ferri il 4 novembre. Ho esposto le motivazioni circa l’impossibilità di costituire il seggio. La circolare del ministero dell’interno 32 del 2014 prevede che “nelle province e nelle città metropolitane con maggior numero di elettori si possano creare sottosezioni”. La tabella allegata dal ministero prevede per la nostra Provincia il numero di sottosezioni pari a zero. Sulla base di questa circolare l’allora commissario straordinario della Provincia, con i poteri del consiglio, adottò il regolamento per le operazioni elettorali indicando appunto lo svolgimento delle elezioni in un solo seggio presso la sede della Provincia». Lorenzetti aggiunge che come la Provincia si è espressa anche la Prefettura cui i sindaci – spiega – si sono rivolti. Lorenzetti aggiunge che non ci sono stati problemi di partecipazione al voto nelle tre precedenti tornate: «Le operazioni si sono svolte in modo regolare con affluenza sempre superiore all’80 per cento, tra le più alte in Italia».
Per Jacopo Ferri le cose stanno diversamente perché Lorenzetti ha «un interesse elettorale diretto a rendere scomoda “la migrazione” dei consiglieri di “serie B” della Lunigiana verso il potentato di Palazzo Ducale, così come è lampante che poco gli importi se mentre per lui votare significherà andare in Provincia in cinque minuti, per altri vorrà dire fare molti chilometri, magari in condizioni atmosferiche sfavorevoli. Comunque, Lorenzetti mente – Ferri non le manda a dire – quando dice di aver risposto alle richieste. Non lo ha fatto in modo formale e definitivo né a quella dei sindaci di fine ottobre (il 4 novembre ha solo prospettato alcune, assurde, difficoltà che si era impegnato ad approfondire) e non lo ha fatto rispetto alla mia richiesta dell’11 novembre, conseguente proprio al suo silenzio e fino ad oggi inevasa. Resta il fatto che il Presidente continui a citare norme a sostegno delle proprie tesi intransigenti che sono in contrasto con interpretazioni a vantaggio della istituzione della sottosezione, così come è stato in svariate province, a partire da Lucca». E sull’affluenza: «Lorenzetti finge di dimenticare che non si sia mai votato in presenza di una pandemia ed ancor più sembra volersi fare beffe del senso del dovere degli elettori lunigianesi, non risponde sulle normative che da qualche settimana tagliano la testa al toro e gli avrebbero consentito di organizzare il voto in modo da concedere a tutti quello che beatamente gli torna comodo concedere a sè. Di cosa parliamo, se non di plateale arroganza e potenziale paura di perdere? Mi aspettavo di meglio dal Presidente uscente».
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