La protesta
Falciò sulle strisce un uomo di 62 anni, patteggia dieci mesi
La conducente condannata per omicidio stradale: ha investito l’uomo davanti al bar Turba in via Marina vecchia
massa. Mancavano solo cinque giorni a Natale, quando Fabio Iacopetti, 62 anni, venne investito sulle strisce pedonali all’altezza del bar Turba, in via Marina vecchia (località Gioconda) da una Mercedes classe A. Morì sul colpo. Ieri, a nemmeno un anno da quell’incidente, il giudice dell’udienza preliminare, Dario Berrino, ha accolto la richiesta di patteggiamento dell’automobilista, una dottoressa del Noa, condannata per omicidio stradale a dieci mesi e 20 giorni di reclusione (pena sospesa) e al ritiro della patente per un anno.
Fabio Iacopetti viveva a Massa, alla Zecca, e lavorava in un’azienda del marmo di Carrara. Quel pomeriggio dello scorso anno, era uscito di casa con la moglie, Simonetta, per delle commissioni. Arrivato davanti al bar, aveva parcheggiato sulla destra. La moglie era rimasta in macchina.
All’uscita dal bar-tabaccheria, venne travolto mentre attraversava sulle strisce e volò sull’altro lato della carreggiata, sotto l’auto che si era fermata per farlo passare.
La moglie, in macchina, non vide nulla, ma sentì il tonfo. Pensò subito a lui. Si fiondò fuori dall’auto e andò verso il corpo a terra gridando il suo nome, ma lui probabilmente era già morto. A lei toccò anche il compito ingrato di avvisare i figli, tre (Marco 38 anni, Stefano 36 anni e Alessia 29 anni) , e dire loro di prepararsi al Natale più brutto che avrebbero mai vissuto.
Vennero fatti tutti gli accertamenti del caso per ricostruire la dinamica che, in fondo, era abbastanza chiara. Vennero ascoltati testimoni, fatti i rilievi. La donna al volante della Mercedes venne sottoposta ai test tossicologici ed erano tutti negativi: non aveva bevuto, non si era drogata, non era nemmeno al telefono in quel momento. Fu solo un momento di distrazione, forse, costato la vita a un uomo e la pace alla sua, di vita.
Il giorno dopo, i residenti del quartiere tornarono a chiedere un intervento di manutenzione in quella strada dove le strisce pedonali erano talmente sbiadite da sembrare inesistenti, a maggior ragione nei pomeriggi bui di dicembre.
Ma la procura, in ogni caso, aveva ritenuto la donna responsabile di quell’incidente. L’accusa era omicidio stradale, un reato introdotto recentemente, nel 2016, a seguito di una iniziativa popolare risalente al 2010 che aveva proposto pene intermedie fra l’omicidio volontario e quello colposo, con l’arresto in flagranza di reato e l’interdizione a vita dalla guida di veicoli (cosiddetto “ergastolo della patente”) . Prima di questa legge, questo tipo di fatto era perseguito col reato di omicidio colposo (pena da 6 mesi a 5 anni) .
Arrivata in tribunale, la conducente ha rinunciato al dibattimento chiedendo il patteggiamento della pena con il pubblico ministero. Richiesta accolta dal giudice. La famiglia, rappresentata dall’avvocato Marco Guidi, si è costituita parte civile. La conducente dovrà pagare anche le spese legali ai familiari. Continua adesso la partita del risarcimento danni con la compagnia assicuratrice della donna.
M.C.
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