Attenzione
Ufficio ridotto e scadenze: le preoccupazioni verso il 2023
CARRARA. C’è una data che gli uffici e più generalmente palazzo civico hanno cerchiato sul calendario per il pianeta lapideo: quella del 2023. La data, regolamento degli agri marmiferi alla mano, che, per prendere in prestito le parole del dirigente al lapideo Giuseppe Bruschi, segna «la scadenza per il via al periodo transitorio». «Parliamo di quasi 80 “nuove” concessioni – va avanti –; insomma, ci aspetta una mole importante di lavoro all’orizzonte, frutto di un impatto legislativo notevole, per noi, ma anche per gli uffici regionali». Questo il primo nodo che viene portato sul tavolo della commissione marmo presieduta dal presidente Stefano Dell’Amico sul tema dell’organico dell’ufficio marmo. Poi i numeri tra cui quello degli insoluti: «Un dato ancora parziale (manca dicembre, ndr) – confermano gli uffici –, ma inferiore rispetto agli anni precedenti, perché su oltre 20 milioni di euro “contabilizzati” – va avanti Bruschi – abbiamo circa 640 mila euro di insoluti. L’anno scorso superavamo il milione di euro, idem il biennio precedente. Lo sforzo, gli adeguamenti normativi, hanno una funzione di prevenzione con le sospensioni che evitano anche la formazione di debiti più corposi». Poi le terre che si prendono, come di consueto, buona parte della seduta. «Già dal prossimo mese inizieranno le operazioni di due progetti relative alla realizzazione di infrastrutture pubbliche: il primo, legato ai lavori sul porto Petroli a Genova Sestri, prevede la discesa dal monte di circa due milioni di tonnellate di detriti; il secondo, che riguarda l’intervento per la realizzazione della diga foranea di Savona, l’asportazione di un ulteriore milione di tonnellate. In entrambi i casi il materiale dovrà essere composto al 75% da terre e al 25% da scaglie, bianche o scure», spiegano dal Movimento Cinque Stelle con i dati sulle terre che si prevede possano sfiorare quota 300mila tonnellate quest’anno; 168mila, l’anno scorso, 419mila e 525mila nel biennio 2018-2019 e 144mila tonnellate nel 2017. «Grazie a questo impegno reciproco tra Comune e imprese nel corso del 2022 scenderanno dalle nostre cave circa tre milioni di tonnellate di materiali di risulta, di cui oltre due saranno composte da terre. Si tratta di un risultato importante che conferma la bontà della nostra politica di agevolare il più possibile quei progetti che ci permettono di incidere positivamente e concretamente sulla sicurezza del nostro territorio», il punto di Dell’Amico. La “replica” è affidata al consigliere “dem” Cristiano Bottici che sui risultati delle terre prima ricorda l’incidenza delle commesse del 2018, poi aggiunge: «Lo ripeto ogni anno: le terre vanno via se c’è un progetto che conviene a chi deve asportarle. Bisogna trovare comunque il modo di dare continuità perché il fatto è che rimangono al monte. Si dovrebbe considerare come un costo aziendale, da mettere nel piano aziendale».
L.B.
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