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la cerimonia 

Festa della Toscana, parla Andrea Mazzi

Ivan Zambelli
Festa della Toscana, parla Andrea Mazzi

Condannato a 30 anni per duplice omicidio, interviene durante la seduta del consiglio comunale in carcere

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Ivan Zambelli

massa. Interviene durante la seduta del consiglio comunale. In carcere. Il suo è un intervento stringato, ma che diventa il fulcro della mattinata perché durante la seduta consiliare per la Festa della Toscana (si celebra oggi ndr), parla Andrea Mazzi. Massese, è in carcere per scontare 30 anni di pena dopo il duplice omicidio di Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria nel Natale del 2013.

Mazzi racconta di aver preso parte ad un corso sulla comunicazione non violenta, per conoscere e utilizzare un linguaggio in cui non si sostanzi lo scontro, ma che sia sempre strumento di costruzione e comprensione.

Il consiglio comunale celebra in carcere la Festa della Toscana, primo Stato, quando ancora era Granducato, ad aver abolito la pena di morte e la tortura, nel 1756. Quest’anno – spiega il presidente del consiglio comunale Stefano Benedetti – il tema è “Dall’abolizione alla lotta ai linguaggio d’odio”.

Il linguaggio che può far male, ferire: «Oggi – interviene il consigliere regionale Giacomo Bugliani – esistono armi ancora più potenti di quelle fisiche che rischiano di annichilire l’uomo, accendere i riflettori su questo tema è un grande passo di civiltà».

«Le parole – aggiunge il sindaco Francesco Persiani – sono spesso usate per fare male, e questo ci porta a riflettere sul messaggio profondo e intrinseco della festa. Massa ha aderito al manifesto della comunicazione non ostile, ripudiando gli insulti lanciati senza tenere conto di quanto siano taglienti le parole».

Il primo cittadino ha ringraziato i presenti, partendo dai detenuti: «Nella vita tutti facciamo errori, commettiamo atti e gesti di cui ci possiamo pentire. Ma occorre porre rimedio. Vi auguro di trascorrere il tempo in carcere nella maniera più serena possibile». Ultimo pensiero alla polizia penitenziaria, che ogni giorno si interfaccia con drammatiche realtà. Ne ha parlato il consigliere provinciale Antonio Cofrancesco, che per 30 anni ha lavorato in carcere e conosciuto l’altro lato della detenzione, fatto di pianti, sfoghi con il personale, intense riflessioni dopo l’ora di colloquio: «Molti detenuti sono riusciti, con l’appoggio delle istituzioni, a prendere una strada diversa dal delinquere. Vanno applauditi, ma anche aiutati all’uscita dal carcere».

La giornata è stata anche l’occasione per parlare del ruolo educativo e di riabilitazione del carcere in vista del reinserimento. È proprio all’interno di quel percorso riabilitativo che alcuni detenuti, tra cui Mazzi, hanno frequentato un corso sull’uso del linguaggio. Ieri mattina quei detenuti raccontano cosa hanno imparato sull’uso del linguaggio, sulla comunicazione empatica e non finalizzata allo scontro. Rimane il reato e la condanna da scontare, ma il carcere assolve al suo ruolo formativo e di reinserimento. Partendo dalla parola per rinunciare ad ogni forma di violenza.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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