Sicurezza
Contributi per chi assiste i disabili Ecco la proposta della Consulta
massa. Una legge che tuteli i caregiver, chi, in maniera del tutto gratuita, ogni giorno si prende cura di persone con disabilità. A chiederla quella legge è la Consulta provinciale delle persone con disabilità che si rivolge direttamente ai parlamentari.
Il lavoro del caregiver, per la sua complessità identificato come assistenza H 24, è riconosciuto dal 2017 grazie alla legge 205 che ne ha definito la figura: l’articolo 1 di quella legge, infatti, ha riconosciuto ufficialmente il profilo del caregiver familiare. Manca ancora però un vero e proprio riconoscimento giuridico e la Consulta è intervenuta esprimendo grossa preoccupazione perché, ad oggi, i lavori legislativi, per arrivare ad una norma che riconosca il ruolo di queste persone, sono fermi in commissione lavoro al Senato e non si hanno notizie da 4-5 mesi sul prosieguo dell’iter.
Il timore della Consulta, dunque, è che si arrivi alla fine del mandato legislativo senza essere riusciti a legiferare su un tema così importante e delicato. La soluzione proposta dal presidente della Consulta delle persone con disabilità, Pier Angelo Tozzi, «non intende dare – come spiega lui stesso – una soluzione agli 8 milioni di caregiver in Italia, perché tale possibilità, nel breve periodo, resta un sogno non realizzabile per la sua non sostenibilità economica. La necessità, quindi – prosegue Pier Angelo Tozzi – è quella di dare risposta alle situazioni più gravi e acute in cui, molto spesso, l’assistenza coincide con la vita stessa dell’assistito».
Diversi studi scientifici dimostrati, tra cui quelli del professor Angelo Gemignani sui caregiver, confermano il rischio di salute nel quale incorre chi è sottoposto a stress cronico e dimostrano come la sua vita sia più breve rispetto a quella di soggetti coetanei. La causa di tale irreparabile danno sarebbe legata alla pesante prestazione svolta nel tempo, senza pause di sollievo e di recupero psico-fisico. La proposta, dunque, prevede che ai caregiver sia riconosciuto il lavoro di assistenza che loro hanno svolto. Considerando che in età giovane il compito svolto è fisicamente sopportabile, il beneficio potrebbe decorrere dal compimento del 35esimo anno, con il riconoscimento di un anno di contribuzione figurativa ogni cinque anni di assistenza svolta. Ciò significherebbe arrivare a 60 anni con cinque anni di contribuzione figurativa. «Questo – spiega Pier Angelo Tozzi – vuol dire mandare i caregiver in pensione a 60 anni, quando hanno ancora le capacità fisiche per fornire un’assistenza che corrisponde ad un secondo lavoro».
Per i caregiver che non lavorano o che hanno rinunciato a farlo per dedicarsi a chi ha bisogno di loro, invece, è richiesta una precisa copertura assicurativa, calibrata sul tipo di necessità, con un premio a carico dello Stato e con un capitale da liquidare».
Questo appello – dichiara il presidente della Consulta – voleva essere un’iniziativa a carattere provinciale, vista, però, la condivisione ottenuta ha di fatto assunto una valenza ben diversa». Il documento, infatti, è stato inviato da Serenella Berti, presidente della commissione pari opportunità dell’ordine degli avvocati di Massa, in giro per l’Italia, ottenendo, finora, 64 adesione da parte di altre commissioni.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
