Sicurezza
Il centro antiviolenza: «Le vittime sono sempre più giovani»
Dall’inizio dell’anno le operatici di Massa hanno preso in carico 97 donne «Cala l’età, perché i bimbi crescono assistendo a episodi di maltrattamenti»
massa. Il numero delle donne che hanno chiesto aiuto al centro antiviolenza Duna di Massa, dall’inizio dell’anno, è in linea con quello dello stesso periodo del 2020: 97. Quello che sta cambiando è l’età. «Si sta abbassando sempre di più l’età delle donne che subiscono violenza», spiega Francesca Rivieri, operatrice del centro e responsabile della comunicazione.
Per lei, come per le altre operatrici, ogni giorno è il 25 novembre. Ogni giorno sono lì, pronte a ricevere la chiamata di aiuto, ad ascoltare, a mettersi in moto per trovare una soluzione insieme agli altri enti che fanno parte delle rete. Anche oggi parla al telefono pensando alla donna che vedrà tra poco, una donna appena arrivata nella struttura cuscinetto, una stanza che il centro riesce a pagare grazie ai finanziamenti del programma Diana, e dove le vittime di violenza, quando si attiva il codice rosa, rimangono massimo 72 ore, «giusto il tempo di capire quale sia il percorso migliore per loro – spiega Rivieri -. Ci diamo quel limite per la loro sicurezza».
Dentro quella stanza, le operatrici aiutano le donne a capire che esiste una via d’uscita. Che non è facile, perché significa dover cambiare vita, lasciare amici e parenti, lasciare anche il lavoro, se si ha, sicuramente cambiare città, iniziare daccapo. Ma sapranno che esiste un’alternativa e sarà sicuramente migliore della violenza.
«Con questa struttura abbiamo fatto grandi passi avanti», dice. Quando sono partite, nel 2014, le operatrici del centro avevano solo una stanza dietro il liceo classico. Adesso hanno anche una casa rifugio (sempre piena) con annesso nuovo centro a indirizzo segreto. Le donne che hanno bisogno di aiuto possono chiamare ogni giorno a qualsiasi ora del giorno e della notte. «La prima volta viene dato loro un appuntamento fuori – spiega – perché qualcuno può averle seguite. Poi verranno da sole». Dall’apertura del centro hanno seguito 475 donne. Giovani e anziane, senza lavoro e benestanti, italiane e straniere. Ora però l’età «si sta abbassando notevolmente». Secondo l’operatrice «bisogna iniziare con i progetti nelle scuole. Servono azioni strutturali e strutturate. Non tutte le famiglie hanno le risorse mentali per lavorare su questo tipo di problema. Tanti ragazzi sono vittime di violenza assistita, non subiscono azioni violente ma vedono il proprio padre agire in modo violento sulla madre. Ed è devastante. I bimbi diventano adulti prima del tempo, si mettono in mezzo, diventano estremamente possessivi nei confronti della mamma oppure replicano il modello del padre. Non vuol dire che tutti lo diventino, ma è un fattore di rischio».
Il centro ha già messo in campo una serie di progetti con le scuole. Oggi incontreranno i ragazzi di Romagnano. Più avanti partirà un progetto più articolato con gli studenti del Palma «in cui affronteremo il tema degli stereotipi e l’impatto che hanno sulla violenza di genere». Stasera poi saranno al Village per un apericena di raccolta fondi. Sempre oggi parte l’iniziativa con Fonteviva le cui bottigliette avranno il numero attivo 24 ore su 24. «In questo modo entriamo nelle case che non sempre sono solo luoghi comuni». M.C.
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