Il Tirreno

dopo la sentenza sulla direttiva Bolkestein 

Spiagge, l’ex assessore passa all’attacco «Non c’è alcun obbligo di fare le aste»

Alessandra Poggi
Spiagge, l’ex assessore passa all’attacco «Non c’è alcun obbligo di fare le aste»

Macchiarini: «Una volta scadute le concessioni il Comune può decidere di lasciare libero l’arenile»

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Alessandra Poggi

carrara. Non tutti sanno che non c’è alcun obbligo giuridico, una volta cessate le concessioni, di mettere all’asta gli stabilimenti balneari. A dirlo un esperto, l’avvocato Antonio Giovanni Macchiarini, che della questione se ne era occupato quando era assessore dell’attuale giunta con delega anche al demanio.

Si parla tanto di direttiva europea Bolkestein, si sente di fare qualche rassicurazione?

«Premetto che la mia risposta è quella di un avvocato che si è interessato della spinosa vicenda anche in qualità di assessore al demanio. Più che di rassicurazioni, partirei chiarendo un punto molto importante e di cui non ho trovato traccia nel dibattito che ha fatto seguito alla recente pronuncia del Consiglio di Stato. E cioè che non esiste alcun obbligo giuridico, una volta cessate le concessioni, di mettere a gara e di fare aste per l’apertura di stabilimenti balneari. In altre parole l’amministrazione potrebbe decidere di lasciare le spiagge di tutto il litorale libere. Questo è un concetto a mio avviso molto importante per iniziare ad affrontare il problema. Per quanto riguarda il nostro litorale, ad esempio, ci sono al momento troppo poche spiagge libere. Penso alla spiaggia libera delle Rotonda, che più che una spiaggia libera assomiglia ad un ghetto».

Tutti quelli che negli anni hanno investito nelle strutture corrono il rischio di trovarsi con un pugno di mosche?

«Ci sono già allo stato attuale norme contenute nel codice della navigazione che disciplinano la materia e ritengo che quando il legislatore metterà mano a un riordino del settore, ivi comprese le procedure per le aste o gare, verrà certamente previsto un indennizzo nei confronti di chi ha investito, ma anche guadagnato per lunghissimi anni».

Quindi le gare ci saranno?

«Se l’amministrazione deciderà di affidare ai privati le spiagge che sono un bene pubblico dovrà procedere tramite gare, così come è previsto per ogni bene pubblico, al di là di quanto specificato nella direttiva Bolkestein».

Vale a dire che la partita è in mano all’amministrazione?

«La materia del demanio è di competenza dello Stato, che ne ha delegato la gestione alle Regioni, che a propria volta hanno subdelegato i Comuni. È pertanto molto difficile che decisioni del genere vengano lasciate in mano alle amministrazioni locali. Esiste un’agenzia nazionale del demanio, che ad oggi non ha brillato per operatività. La materia è estremamente complessa e certamente le coste italiane rappresentano una realtà a sé stante. Sarà compito del governo cercare di far valere nelle sedi decisionali europee tale peculiarità».

Quando lei era assessore aveva fatto mettere agli atti una sua proposta di delibera di giunta. Di cosa si tratta?

«Nelle convinzione che i vari Tar ed il Consiglio di Stato non avrebbero potuto far altro che annullare i rinnovi al 2033, in quanto in palese violazione della direttiva Bolkestein e per tentare di ridurre il danno in capo ai balneari, dopo che il nostro comune aveva ricevuto la diffida da parte dell’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, avevo suggerito di procedere con maggiore cautela stabilendo non i rinnovi al 2033, ma una proroga tecnica di uno, due anni in attesa di individuare una miglior soluzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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