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«La burocrazia è il vero nemico degli imprenditori»

Alessandra Vivoli
«La burocrazia è il vero nemico degli imprenditori»

Costantino: a Carrara e in Toscana mi trovo benissimo  ma il sistema Italia sui permessi proprio non funziona

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CARRARA. Il bacino attivo da venti giorni all’interno del suo cantiere Giovanni Costantino lo ha realizzato in sei mesi. Sessantacinque persone hanno lavorato su tre turni, 24 ore su 24, anche nel mese di agosto.

Per avere i permessi, che hanno poi consentito di avviare la costruzione del bacino stesso, il fondatore di The Italian Sea Group ci ha messo due anni. Il doppio esatto di quanto c’è voluto poi per realizzarlo “fisicamente”.

«Comincio col fare una precisazione – spiega Costantino – qui, a Carrara, il territorio ha risposto benissimo. Io rispetto il territorio e le autorità ci tengono nella giusta considerazione. Abbiamo un rapporto eccellente con tutti gli enti. Sono soddisfatto, ho sofferto un po’ all’inizio ma ora credo davvero di essere nel miglior posto d’Italia».

«Il problema – continua – non è Carrara e non è neppure la Toscana. È la burocrazia, il sistema Italia che rallenta le imprese. Per costruire il nuovo bacino ho dovuto mendicare due anni. Mi sono seduto per ore, in attesa, davanti alle stanze del Ministero. Alla fine sono stato ricevuto. Ci ho messo, lo ribadisco, due anni. In metà tempo abbiamo ultimato la costruzione all’interno del cantiere».

Ma gli ostacoli burocratici non sono solo quelli con cui il fondatore di The Italian Sea Group ha dovuto combattere per poter realizzare la nuova opera, importantissima per la produzione e la realizzazione delle commesse.

«Da quando abbiamo rilevato il cantiere – continua Costantino – sul sito sono stati investiti 90 milioni. Non ho avuto un euro, e ci tengo a metterlo in chiaro, né a fondo agevolato né a fondo perduto. Non prendiamo finanziamenti nemmeno per gli stagisti: per avere i contributi le assunzioni si rallentano di tre mesi e noi non possiamo permettercelo».

Dai “freni” della burocrazia a un rallentamento, annunciato, sul mercato della nautica che il fondatore di The Italian Sea Group vede nell’immediato futuro.

«Da qui a tre anni e mezzo ci sarà un importante calo nel settore della nautica – analizza Costantino – Questo non ci condizionerà e continueremo a investire perché la nostra visione è più ampia e a più lungo termine. Inoltre bisogna considerare che la nostra azienda lavora su un segmento di mercato che comprende i mega yacht, quelli che sarebbe più corretto definire navi da diporto, da 70 metri in su, fino a oltre cento. Si tratta di un segmento “resiliente” e ristretto. Non si lavora sui grandi numeri: ci bastano tre contratti l’anno, dobbiamo trovare tre clienti nel mondo che scelgano The Italian Sea Group».

«E, in questo senso – conclude – a pesare sul piatto della bilancia è la storia. L’armatore di riferimento, quello che si affida a un cantiere per il suo grande yacht cerca la storia, quella che a noi non manca». E, proprio in riferimento alla storia e alle “referenze” che sono il valore aggiunto nei mercati dell’extra lusso, il fondatore di The Italian Sea Group Costantino fa un esempio, parlando dell’ultimo varo. «Non avevamo ancora fatto uscire il comunicato stampa e c’erano già telefonate in azienda da ogni parte del mondo». Del resto al varo – come ha spiegato Costantino – erano presenti addetti ai lavori americani, asiatici, monegaschi. E, a quanto pare, hanno fatto una cosa molta semplice, il “passaparola” che, a quanto pare, funziona anche nella mondo dei mega yacht.

Alessandra Vivoli

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