Sicurezza
I primi cittadini: «Facciamo tutto e rischiamo molto per pochi euro»
Il plauso di molti, ma non di tutti, all’aumento dei compensi per evitare che a candidarsi siano solo pensionati
massa carrara. L’aumento delle indennità trova certamente il loro appoggio, anche se la mancata perequazione è discutibile. L’opinione che torna a più riprese è: percentuali uguali per tutti, o al massimo invertite. Minori aumenti ai sindaci delle grandi città, maggiori nei piccoli centri. Ma, soprattutto, riforma delle responsabilità.
A dirlo sono diversi sindaci della provincia di Massa-Carrara, quasi di tutti di Comuni di medio-piccole o piccole dimensioni, che verranno quindi interessati solo in maniera marginale da questa riforma, intesa come un riconoscimento per tutto l’intenso e variegato lavoro svolto, tutti i giorni. Da Montignoso, il sindaco e presidente della provincia Gianni Lorenzetti parla di un principio «correttissimo, viste le enormi responsabilità e compiti del sindaco. Ma l’aumento dovrebbe partire dalle città più piccole, non da quelle più grandi».
La proposta è condivisa anche dal sindaco di Pontremoli Jacopo Ferri, secondo il quale «i sindaci sono molto impegnati, ed è giusto che possano dedicare il maggior tempo possibile a questa attività». Ma anche per lui forse era più corretto fare all’inverso, o con percentuali pari per tutti.
Roberto Valettini, di Aulla, considera questo aumento un fatto «etico, e di democrazia. Altrimenti si rischia che i sindaci vengano a essere fatti solo da quelli con la disponibilità di proprie risorse economiche. È giusto riconoscere un’indennità maggiore per l’impegno enorme. Però invece che il 100% ai grandi e il 20% ai piccoli, credo andava fatto l’inverso».
E pure da Carrara, il sindaco Francesco De Pasquale condivide grosso modo questa linea, perché «a fronte di compensi ridotti i carichi di responsabilità sono importanti. Specie nei piccoli Comuni».
Inevitabile quindi che più si scende con la popolazione, e più si trovano posizioni nette. I sindaci di Filattiera e Zeri, in parte anche quello di Bagnone, restituiscono la cifra del paradosso di questa riforma. A Filattiera, la sindaca Annalisa Folloni si occupa di tutto, «dal gatto morto in strada alla frana, o al pulmino della scuola». Eppure, nel suo caso e degli altri due, «stiamo parlando di un incremento netto che sarà di 80-100 euro».
Cristian Petacchi, di Zeri, parla quindi di una proposta «totalmente sbagliata, che non osserva un minimo di perequazione». Lui, come altri, si è preso quell’impegno non per l’indennità, ma per fare qualcosa di buono per il territorio; però non accetta questa sproporzione. «É giusta una cosa del genere? Io sarei anche per rifiutarli, perché è una presa in giro». Petacchi ha una posizione organizzativa in maternità, e quindi se vuole mandare avanti i lavori pubblici deve prendere l’interim. In aggiunta ha l’area amministrativa. Un gran carico di lavoro, per lui, il vice e l’assessore, di responsabilità, in cambio di una cifra praticamente simbolica. Solo che il rischio dell’avviso di garanzia c’è qui come altrove, ed è quindi inevitabile che il tema delle responsabilità sia il più sentito. «Nessuno vuole sfuggire dalle proprie responsabilità – chiarisce ad esempio Lorenzetti – però qui si oscilla tra l’abuso e l’omissione di atti d’ufficio».
Il rischio, osserva Giovanni Guastalli di Bagnone, «è che questo incarico venga preso da pensionati, o da dipendenti che possono andare in aspettativa, e che i liberi professionisti o la ricchezza intellettuale di questi centri non possa farlo. Sono ben felice se potessero dare un compenso più adeguato, anche per invogliare le persone a partecipare alla vita politica».
Anche la sindaca di Fosdinovo Camilla Bianchi accoglie per ragioni di «equità e democrazia la proposta, perché altrimenti finisce che a fare il sindaco saranno i pensionati. Sono d’accordo con questa proposta, che può dare a tutti la possibilità di partecipare». In generale, ma specialmente a certi livelli, nessuno sceglie di fare il sindaco per lo stipendio. Una persona lo fa per il proprio territorio. E in tal senso, viene ripagato da un sorriso, uno stretta di mano o un ringraziamento. Lo racconta Bianchi, ma può valere per tutti, l’episodio del bimbo che le dice “grazie sindaco per avermi dato una bella scuola”, dopo aver reso antisismica quella di Fosdinovo. «É questo che ti ripaga».
Però è anche un mestiere spinoso.
Valettini, in passato avvocato, giudice e docente universitario, racconta che «fare il sindaco è il mestiere più appassionante, il più bello; ma anche il più pericoloso, il più ingrato in termini di riconoscenza, e il meno pagato».
Perché questo è il mestiere da sindaco: è un lavoro con compiti variegati, senza orari, con problemi e pensieri che ti porti a casa ben oltre la giornata lavorativa. Una persona sceglie di farlo volontariamente, ma spesso rasenta il volontariato, e con enormi responsabilità, spesso immeritate.
I.V.
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