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il coraggio 

«Se si può vivere così» La rabbia di una madre

C.S.
«Se si può vivere così» La rabbia di una madre

Angela Del Sarto è la madre di un operaio e parla in corteo Anche suo marito ha lavorato in Sanac per decenni

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massa. Si nota la sua giacca bianca tra le tute blu. Sfila tra gli operai e non le serve il microfono: mette a dura prova le corde vocali, ma si fa sentire anche da lontano Angela Del Sarto. Oltre la musica, oltre i cori.

Sanac è un pezzo – un bel pezzo – della sua vita e pure della sua famiglia: suo marito, Bruno De Ranieri, ci ha lavorato per decenni. Operaio Sanac, ha mandato avanti la famiglia. Poi ha passato il testimone e da 20 anni in Sanac ci lavora Daniele, il figlio di Angela e Bruno: il posto fisso e la speranza di gettare lo sguardo verso il futuro. Fino a qualche anno fa, fin quando, nella trattativa per la vendita della ex Ilva, Sanac, suo fornitore, non c’è entrata. Fino al passo indietro del colosso dell’acciaio Arcelor Mittal che Sanac , nonostante gli impegni presi, non l’ha acquisita. Adesso Daniele il futuro non lo vede, se non sfumato: «Ho due bambini, un mutuo da pagare». E un posto di lavoro in bilico.

Una vita che diventa difficile, la prospettiva che non c’è più. E se una madre vede un figlio senza prospettiva, si sente ferita, spaventata. Ecco allora Angela contestare con la forza di una leonessa, mentre sfila in corteo e una volta raggiunta Piazza Aranci, per l’incontro tra sindacati e istituzioni. 800 persone si distribuiscono a cerchio in piazza e Angela raggiunge il centro. Il suo è un attacco a 360 gradi alla politica. Le offrono il microfono, ma lei non ne ha bisogno: la rabbia le dà voce per quei «1400 euro con cui una famiglia deve tirare avanti, per una politica che predica e parla di Vangelo, ma non fa nulla».

Non risparmia neppure il sindacato perché lei Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, l’avrebbe voluto qui, in una provincia che di vertenze è stata costretta ad aprirne a decine. Che si misura ora con una vertenza territoriale, da Sana ad Imm. C’è nella rabbia di quella madre la paura che il figlio si ritrovi senza lavoro, che debba rinunciare ai progetti di una vita, che non riesca a pagare il mutuo. Scalda gli animi l’intervento di Angela, un fiume in piena. La sostengono i ragazzi del collettivo di fabbrica della Gkn e non manca qualche momento di tensione con la Cisl perché – di fronte all’attacco ai sindacati – Andrea Figaia, che della Cisl è il segretario, ci tiene a sottolineare che l’impegno delle organizzazioni sindacali è stato grande, che i lavoratori sono affiancati e mai soli.

Quella di Angela è la voce della rabbia, di chi teme di aver costruito e ora vive con la paura di perdere tutto e chiede sostegno. Il sostegno di tutti e richiama la politica ai compiti di rappresentanza e unità. Un’unita che ieri il corteo si impegna a concretizzare: unità generazionale e del mondo del lavoro. Non ci sono soltanto i chimici in piazza, ma anche i metalmeccanici. Anche i lavoratori Sanac di altre stabilimenti come elio Iacona di Vado ligure, anche gli operai Gkn come Paolo Marini del collettivo di fabbrica perché «non dobbiamo essere soli, ma stare uniti». Esserci per il lavoro e per il territorio.
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