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La mensa e le pulizie, le donne dell’indotto che rischiano grosso

C.S.
La mensa e le pulizie, le donne dell’indotto che rischiano grosso

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massa. Non sono lavoratrici Sanac, ma i cancelli dello stabilimento li valicano ogni mattina. Puliscono uffici e spazi destinati alla produzione. Preparano e servono i posti.

Sono le lavoratrici dell’indotto, ma dietro un’espressione che risuona in ogni vertenza, ci sono nomi, visi, storie, famiglie da mandare avanti, conti da far quadrare. Stefania Pucci, 54 anni ed Erika Coppedè, 34, sono dipendenti della cooperativa che nello stabilimento Sanac di via Dorsale si occupa di mensa e pulizie. Nei 110 lavoratori a rischio, quando si parla del futuro di Sanac, loro non ci sono, ma il rischio addosso se lo sentono eccome. Ieri mattina sono in corteo: « Lavoro in Sanac – si presenta Stefania – da undici anni e sono preoccupatissima perché se lo stabilimento chiude io perdo il posto».

Erika parla con misura, controlla la voce, non si lascia vincere dalla rabbia, ma le sue sono le parole pesanti di chi sente di rischiare lo stipendio: «Devono darci – e si riferisce a politica ed istituzioni – un futuro migliore. migliore non per me, ma per tutti. Adesso basta giocare con la vita dei lavoratori».

La richiesta è quella di trovare una soluzione, di richiamare Arcelor Mittal, colosso dell’acciaio, agli impegni presi per l’acquisizione della Sanac, per garantire il posto di lavoro. Dei 350 operai di cui 110 a Massa e di tutti coloro che ogni mattina in Sanac lavorano.
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