Il Tirreno

Due generazioni in corteo per un futuro migliore«Senza lavoro si muore»

Chiara Sillicani
Due generazioni in corteo per un futuro migliore«Senza lavoro si muore»

Circa 800 persone ieri mattina sfilano da via Dorsale fino al cuore della cittàE dall’incontro in prefettura la conferma che Sanac andrà a gara internazionale

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Chiara Sillicani

MASSa. Non può forse un corteo conciliare la storia, appiattire le distanze generazionali. Eppure ieri in quelle 800 persone che risalgono viale Mattei al grido “lavoro”, fino al cuore della città, la speranza che quella conciliazione sia possibile c’è tutta. Nella faccia di Zoe Stroobant che ancora non porta i segni del tempo, nella sua scelta di esserci, consapevole che senza lavoro non si disegna futuro. Nel volto di Nando Sanguinetti, 87 anni suonati, presidente Anpi, partigiano fino all’osso, nella sua voglia di lottare e dare ancora un contributo perché il futuro si disegna insieme. Non demorde Nando e per chilometri, dalla fabbrica Sanac in via Dorsale arriva a pochi metri dal ponte sull’Aurelia sulle sue gambe. Poi chiede ospitalità sul piccolo camion che apre il corteo dei lavoratori Sanac. Seduto, accanto alle grandi casse: il cappello rosso, la bandiera in spalla, il fazzoletto dell’Anpi. Iconografico. Capace di traghettarsi nel futuro, certo che la continuità con il passato ci sia: nei diritti, nell’uguaglianza e nel lavoro. Quel lavoro che Massa chiede disperatamente.

Il corteo lo hanno organizzato i sindacati e i lavoratori Sanac: la loro azienda produce da decenni refrattari per lo stabilimento ex Ilva di Taranto. Ma da quello stabilimento, ora che è in parte di proprietà statale, non arriva neanche una commessa. La cassa integrazione è dietro l’angolo e all’orizzonte c’è la chiusura dello stabilimento e la disoccupazione. 110 famiglie senza risposte, senza prospettive. E un territorio che perde ancora potenziale produttivo perché Sanac è un’azienda che funziona, leader del mercato, ma ex Ilva non ordina più. Sfilano dietro le bandiere dei sindacati e tra i fumogeni colorati i lavoratori e lasciano la politica nelle retrovie. La politica – di tutti i colori – c’è. Da rifondazione a Fratelli di Italia. C’è ma resta più indietro: così hanno scelto i lavoratori perché – se lo sono scritti a caratteri cubitali nelle maglie con cui sfilano – “i governi sono assenti e gli operai sono presenti”. Si riscoprono soggetto collettivo – o ci provano – e cercano una voce sola (nonostante qualche schermaglia tra Usb e Cisl per la presenza del collettivo di fabbrica Gkn). La voce della rabbia li spinge a gridare contro il Ministro dello sviluppo economico Giorgetti da cui non si sentono ascoltati, contro un governo da cui – spiegano – non hanno avuto risposte. I mesi passano e il rischio di rimanere a casa si fa sempre più concreto. Per i 110 operai dello stabilimento Sanac di Massa, per chi di Sanac non è dipendente, ma sa bene che se quella fabbrica chiude i battenti, rischia di ritrovarsi a casa. Andrea Danesi, carrarese, 40 anni, da 20 lavora in Sanac. Sfila lungo il corteo per sé, per il proprio posto di lavoro, ma anche per un intero territorio: sa, Daniele, che dire addio a Sanac significa infliggere un’altra ferita pesante al territorio. Lo sanno i tanti lavoratori che la mattina non timbrano il cartellino in Sanac, ma hanno voluto esserci ieri, come Donatella Menconi che lavora in Aero Service Technologies e considera lo sciopero l’esercizio di un dovere civile: «Non dimentichiamo i lavoratori che faticano ad esercitare il diritto allo sciopero, è giusto che chi, come me, lavora in aziende in cui è più facile scioperare, lo faccia». Per un territorio e per la possibilità di continuare ad immaginarne un futuro. Senza campanilismi. Anche Carrara è in corteo, anche i lavoratori di Imm CarraraFiere, in cassa integrazione da 18 mesi. Lavoratori che – fa la sintesi Walter Giannoni – cercano risposte: «Non ci sono programmi, tutto è bloccato, si fanno fiere dovunque tranne che da noi. Siamo 25 lavoratori e chiediamo che si accertino le responsabilità, che si comprenda perché ci troviamo in questa situazione». Perché.

Lo chiedono anche i lavoratori Sanac, anche i segretari di categoria Nicola Del Vecchio (Cgil), Stefano Tenerini (Cisl)e Massimo Graziani (Uil). Lo fanno in corteo, lo fanno all’incontro in prefettura. Il presiente Giani non c’è, ma ci sono le istituzioni locali. Quelle che hanno sfilato: la provincia, i comuni, i parlamentari Martina Nardi e Cosimo Ferri. Perchè? Perché ex Ilva, ora in parte pubblica, non ordina mattoni refrattari. All’orizzonte – è notizia di ieri – c’è una gara internazionale, per trovare un acquirente. Servono mesi. Mesi con il punto interrogativo e la paura di perdere il posto di lavoro, di ridurre la competitività di Sanac sul mercato . Mesi in cui Massa Carrara rischia di finire in ginocchio.

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di Redazione web