Il Tirreno

Dopo la sentenza del consiglio di stato

La titolare dello storico bagno Nettuno: «Non regaliamo tutto agli stranieri»

Alessandra Poggi
La titolare dello storico bagno Nettuno: «Non regaliamo tutto agli stranieri»

I timori di Fiorenza Puccetti: «Ci abbiamo messo denaro, idee e servizi. E di questo si deve tenere conto per le aste»

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CARRARA. C’è chi nello stabilimento balneare di famiglia ci ha investito molti soldi e lavorato per anni per rendere la struttura più appetibile. Chi in quella spiaggia ci ha creduto e messo denaro e idee. E ora l’incubo aste rimette in discussione tutto. Per alcuni una vita intera. Tra questi l’imprenditrice Fiorenza Puccetti del bagno Nettuno beach club, che come tanti balneari in questi giorni ha ricevuto tra capo e collo la tegola del Consiglio di Stato: concessioni prorogate solo fino a dicembre 2023. Fiorenza a quel bagno che ha da 37 anni ci tiene. Era dei suoi genitori. Oggi lo manda avanti con i figli Federico e Gianluigi Torri. L’ha completamente ristrutturato all’inizio dell’estate facendo un grosso investimento. Ce lo racconta Fiorenza: «È ancora presto per stabilire come muoverci – racconta – la sentenza non dà un indirizzo, ma rimanda alla legislazione 145, che però non è valida perché non tiene conto della direttiva. Il grosso problema è la concorrenza con i privati stranieri. Le multinazionali estere, per intenderci, da queste ci dobbiamo salvaguardare, perché possono entrare in libera concorrenza».

E dunque? «È chiaro – prosegue Puccetti – che le nostre sono imprese sotto ogni aspetto, e sono messe a reddito da imprenditori che hanno investiti capitali, alcuni ancora non ammortizzati e su cui dovrà esprimersi il legislatore che si dovrà occupare delle aste. Per il momento siamo alla finestra. Diverse parti politiche si stanno muovendo per salvaguardare gli imprenditori italiani, le nostre spiagge fanno gola agli investitori esteri». «Assistiamo a un totale immobilismo. Ma bisogna fare chiarezza. C’è una parte politica che vuol fare credere che le spiagge torneranno nella totale disponibilità del pubblico, senza balneari a gestirli. Se aste ci devono essere ci siano, ma si tenga conto degli investimenti fatti per migliorare le imprese. Bisogna dare la precedenza nelle aste a chi ha investito il capitale. La tutela dell’imprenditore ci deve essere. Paghiamo le tasse, l’Imu, nonostante sia demanio, partecipiamo alla reddittività collettività».

E sul canone aggiunge: «I criteri – spiega – si basano su parcheggio, parte coperta e spiaggia. Ho una concessione di 9, 500 metri quadri e pago circa 10 mila 500 euro all’anno, più il 25 per cento alla Regione. Sarebbe stato più logico aumentare i canoni demaniali. Ci sono zone come la Riviera Romagnola, o quelle della Calabria o della Puglia dove a fronte di grandi spiagge il canone è irrisorio». Insomma, un po’ di amaro in bocca c’è: «Ci sono strutture che non si sono mai fermate – conclude – noi abbiamo sempre investito e creduto in questa forma di turismo, al punto di allargare la stagionalità e offrire un servizio più ampio. Non solo mare estivo ma anche invernale. Teniamo pulita la spiaggia, mettiamo a disposizione tende e lettini in inverno. Abbiamo investito e seguito la nostra idea. Dispiacerebbe che tutto questo finisse in mano a persone che si troverebbero un prodotto già confezionato, senza neppure aver investito nelle idee».

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