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Furbetti del cartellino: archiviata l’indagine sul segretario generale
Secondo la procura aveva emesso provvedimenti disciplinari blandi nei confronti dei dipendenti per cui erano scattate misure cautelari
massa. Era finito sotto inchiesta per abuso d’ufficio e favoreggiamento per aver emesso provvedimenti disciplinari troppo blandi nei confronti degli otto dipendenti della Provincia che, nel settembre del 2018, erano stati raggiunti da misure cautelari nell’ambito della maxi inchiesta sull’assenteismo.
Adesso è stata archiviata l’indagine a carico di Pietro Leoncini, segretario generale e dirigente al personale della Provincia. È stata la stessa procura a chiederne l’archiviazione e il gip ha accolto la richiesta.
L’ufficio procedimenti disciplinari da lui diretto, subito dopo lo scoppio dell’inchiesta, avviò un procedimento che si concluse dopo un mese con il licenziamento di un dipendente e la sospensione dal servizio, senza stipendio, fino a sei mesi degli altri sette. Misure considerate, inizialmente troppo leggere dalla procura di Massa.
Il presidente dell’ente, Gianni Lorenzetti, esprime soddisfazione «per l’esito della vicenda che vede confermato l’operato della Provincia improntato fin dall’inizio a un equilibrio rigore e al principio di proporzionalità, senza mai fare di un’erba un fascio».
Intanto il procedimento a carico dei dipendenti è andato avanti arrivando, lo corso 18 ottobre, al rinvio a giudizio di 44 dei 49 imputati. Altri quattro hanno scelto riti alternativi (c’è chi patteggerà e chi andrà all’abbreviato), mentre la posizione di un imputato è stata archiviata.
Secondo la procura, i dipendenti sarebbero usciti più volte dal lavoro per motivi personali – per fare la spesa, una colazione, accompagnare il figlio a scuola – senza però timbrare il cartellino.
L’inchiesta è partita nel 2016. A portarla avanti sono i carabinieri di Massa coordinati dal pubblico ministero Roberta Moramarco, adesso trasferita in Puglia e sostituita dal nuovo pubblico ministero Marianna Di Paolo. Per un paio di anni i militari tengono d’occhio i dipendenti di Provincia e Genio civile, con tanto di telecamere puntate sulle macchinette per le timbrature dei due enti.
Nel fascicolo degli indagati vengono iscritti circa 70 nomi e, nel 2018, per 29 di loro vengono chieste e disposte misure cautelari: 26 persone finiscono ai domiciliari, a tre viene imposto il divieto di dimora nel comune (misure poi sostituite dall’interdizione del lavoro).
L’indagine prosegue e alcuni nomi vengono depennati. Si arriva, lo scorso dicembre, alla richiesta di rinvio a giudizio per 50 persone. Vengono accusate, pur con profili diversi, di falsa attestazione delle entrate e di truffa a danno dell’ente pubblico a cui sarebbero state sottratte ore di lavoro.
La procura calcola anche un presunto danno erariale da un massimo di 4.225 a un minimo a 106 (corrispondente a sette ore di lavoro) . L’udienza preliminare però slitta di mese in mese: quando perché manca uno spazio adeguato a ospitare tutti gli imputati e i relativi avvocati nel rispetto della normativa anticontagio, quando mancano i difensori. Il 30 aprile vengono ascoltati i primi imputati. Prima della pausa estiva arriva la richiesta di rinvio a giudizio e a ottobre la decisione del giudice.
Nel frattempo stanno arrivando anche le sentenze del tribunale del lavoro sui ricorsi presentati dai dipendenti che chiedendo di essere reintegrati al lavoro. Il giudice Augusto Lama ne ha accolto uno e ne ha respinti tre.
M.C.
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