Il Tirreno

lo sfogo dei sindacati 

«Caso Sanac, i refrattari comprati in Polonia e qui si rischia la cassa»

C.S.
«Caso Sanac, i refrattari comprati in Polonia e qui si rischia la cassa»

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MASSA. I motivi per scendere in piazza, il 12 novembre, gli operai Sanac li avevano già tutti, adesso ne hanno uno in più. Sì perché mercoledì, durante l’’audizione in commissione attività produttive alla Camera, è emerso che Acciaierie Italia in audizione non vuole presentarsi. E Acciaierie, partecipata dallo Stato, gestisce l’ex stabilimento Ilva di Taranto a cui Sanac ha sempre fornito – solo ora si sono interrotti gli ordini – i refrattari. Acciaierie non va in commissione e non spiega perché quegli ordini non li fa più.

L’onorevole Martina Nardi, che ha voluto l’audizione e presiede la commissione, ribadendo che il «governo ha confermato la volontà di fare la propria parte», stigmatizza il comportamento di Acciaierie: «Ritengo incomprensibile e in qualche modo inaccettabile che Acciaierie Italia si sia detta non interessata a partecipare all’audizione. Inaccettabile perché Acciaierie è partecipata di Invitalia».

Ad evidenziare la gravità dell’atteggiamento di Acciaierie sono anche lavoratori e sindacati: «Com’è possibile – è la domanda posta da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil – che una società partecipata dalla Stato si permetta di compiere un gesto di questo tipo nei confronti del parlamento? Ci domandiamo se il ministro Giorgetti svolga la parte dello spettatore. Solo a noi appare inconcepibile che nel momento in cui Invitalia è entrata nella compagine sociale della neo costituita Acciaierie d’Italia si siano interrotti tutti gli ordini di materiale refrattario? E ancora com’è possibile che i sostenitori del sovranismo nostrano permettano che lo stabilimento di Taranto sia mandato avanti grazie a materiale che proviene dalla Polonia e i lavoratori italiani invece vadano in cassa integrazione? Siamo stanchi, dopo due anni e mezzo il governo deve chiedere con forza il rispetto degli accordi sottoscritti da Arcellor Mittal che ha beneficiato di un grande aiuto da parte dello Stato. Le parole pronunciate ieri dalla viceministra Todde, identiche a quelle di dieci giorni fa del ministro leghista, non ci lasciano tranquilli. Se la situazione non cambia, se non ripartono gli ordini i lavoratori andranno in cassa integrazione e se questo accadrà la responsabilità sarà solo ed esclusivamente di un governo che permette ad una multinazionale come Arcellor Mittal di fare il bello e il cattivo tempo dopo avere beneficiato di ingenti risorse da parte dello Stato e dopo che lo Stato stesso le ha fornito le chiavi della più importante acciaieria europea. Noi continuiamo a sostenere che il nuovo bando di gara e la mancanza di ordini da parte di Acciaerie – continuano i sindacati – possano mettere a repentaglio la sopravvivenza del gruppo Sanac, dopo i buoni risultati produttivi e occupazionali raggiunti nei primi nove mesi del 2021».

Venerdì 12 i lavoratori Sanac – e non solo – sciopereranno. Parteciperà allo sciopero anche Rifondazione comunista: «Riteniamo che la partecipazione allo sciopero del 12 novembre sia un atto di responsabilità sociale e ogni cittadino e cittadina dovrebbe avere il senso civico di essere presente. Non si tratta solo di Sanac o di altre vertenze, ma di un problema sociale cruciale per il territorio. Dobbiamo registrare l’assenza totale di iniziative politiche capaci di prevenire quello che è successo, rimarchiamo l’assenza di una politica industriale seria nella nostra provincia, evidenziamo – continua Rifondazione – come si susseguono solo interventi sporadici che ogni volta vengono salutati come salvatori della nostra economia, ma si rilevano spesso speculazioni».

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