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Aggredirono i poliziotti con sassi, sputi e bottigliate: ora dovranno fare un anno di volontariato

Melania Carnevali
Aggredirono i poliziotti con sassi, sputi e bottigliate: ora dovranno fare un anno di volontariato

Marina di Carrara, il giudice ha approvato i programmi di messa alla prova di 16 dei 21 imputati per i fatti accaduti a Marina

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Carrara. La notte del 23 agosto 2020 aggredirono i poliziotti intervenuti a Marina di Carrara per sedare una rissa, lanciando sassi, bottiglie, e anche sputando, gridando di tutto. Adesso 16 dei 21 giovani imputati per oltraggio, resistenza e violenza o minaccia a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento, dovranno fare oltre un anno di volontariato nelle associazioni locali. La maggior parte di loro all’Assiolo, altri all’Avis o alla Pubblica assistenza di Carrara.

È la messa a prova, modalità alternativa di definizione del processo mediante la quale è possibile arrivare al proscioglimento per estinzione del reato nel caso in cui il periodo di prova concluda con esito positivo. Ieri, il giudice dell’udienza preliminare Marta Baldasseroni ha approvato i programmi, vincolandoli però al risarcimento danni agli agenti che si sono costituiti parte civile (rappresentati dall’avvocato Claudia Volpi): undici in tutto, sei di quali si sono costituiti ieri. Questo significa che se, alla fine del programma, non avessero ancora risarcito(e quattro di loro non lo hanno ancora fatto), la messa alla prova si annulla.

Gli altri cinque imputati hanno scelto il rito abbreviato (si celebrerà a febbraio), uno di loro condizionato alla visione di un filmato. L’accusa ha chiesto come controprova di sentire le persone che hanno individuato i responsabili, cioè gli uomini della scientifica del commissariato di Carrara.

Secondo la procura, che ha ricostruito i fatti grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza e dei numerosi telefonini puntati su via Rinchiosa, i giovani avrebbero prima inveito contro gli agenti, poi avrebbero iniziato a lanciare oggetti di ogni tipo: bicchieri, pietre e anche una bottiglia di vetro finita poi sul volto di un agente.

C’è chi poi avrebbe cercato di togliere lo sfollagente ai poliziotti e chi avrebbe cercato di impedire che le volanti se ne andassero, accerchiando le auto e tenendo le porte aperte.

Le accuse vanno da oltraggio, resistenza e violenza o minaccia a pubblico ufficiale a lesioni, danneggiamento e, per uno di loro, anche ricettazione per un paio di guanti rubati, da qualcuno mai identificato dagli inquirenti, a un agente di polizia e poi pubblicati su una storia Instagram con tanto di messaggio: «Regalo guanti da infame».

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di Redazione web