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Aste truccate, l’ex giudice Bufo chiede di patteggiare

Pietro Barghigiani
Aste truccate, l’ex giudice Bufo chiede di patteggiare

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massa. Ha chiesto di patteggiare il giudice Roberto Bufo imputato nel processo “La giustizia di Zorro” che si celebra nella fase dell’udienza preliminare davanti al giudice per le udienze opereliminari del Tribunale di Genova. L’istanza di rito abbreviato è stata formalizzata ieri mattina dal legale del magistrato (di qui la competenza territoriale nel distretto genovese, ndr), che è stato sostituto procuratore a Massa e poi giudice della sezione civile al Tribunale di Pisa fino al gennaio 2018 e da allora sospeso dal Csm.

Bufo, 59 anni, spezzino, residente a Marina di Carrara, è stato sottoposto a consulenza psichiatrica. Il professor Rocca ha concluso «per la capacità processuale di Bufo con capacità di intendere, ma compromessa quella di volere». Può stare in giudizio, insomma, nonostante una diagnosi di bipolarità accertata dallo specialista.

Nell’udienza hanno concluso i rispetti interventi invocando una sentenza di non doversi procedere i difensori di Oberto Cecchetti, 74 anni, romano, avvocato, ex giudice di pace e già vice presidente del Festival Pucciniano di Torre del Lago e Luca Paglianti, 55 anni, originario di Orciatico e residente a Marina di Pisa, architetto in Provincia, assistito dal professor Enrico Marzaduri.

Per cinque imputati le accuse sono di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, turbativa d’asta, peculato e falso in atto pubblico.

Per uno dei sei coinvolti c’è un episodio di corruzione in atti giudiziari. Nei confronti di Bufo, difeso dall’avvocato Alessandro Civitillo il gup ha disposto una perizia psichiatrica sulla base della quale il legale ha chiesto di patteggiare.

Istanze di patteggiamento sono state avanzate anche da Roberto Ferrandi, 67 anni, di Carrara, commercialista dalla cui attività sospetta nelle aste immobiliari è partita l’inchiesta; dalla figlia Francesca Ferrandi, 31 anni, avvocata con studio a Pisa, assistiti dagli avvocati Luca Lattanzi del Foro di Massa Carrara e Stefano Del Corso di Pisa; da Giovanni Avino, 37 anni, di Pisa, all’epoca dei fatti vice direttore dell’Istituto vendite giudiziarie di San Giuliano, difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio. È lui che deve rispondere di un episodio di corruzione in atti giudiziari (la storia della Mercedes regalata a Bufo, ndr). Nel processo anche la società Ivg, a cui viene contestata la responsabilità penale come persona giuridica, tutelata dall’avvocato Alessandro Niccoli.

Secondo l’accusa sostenuta dalla procura della Repubblica di Genova l’ex giudice Roberto Bufo utilizzava Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni del Tribunale di Massa, per ottenere attraverso prestanome gli immobili all’asta. A Pisa l’avvocato Ferrandi riceveva da Bufo incarichi «per distogliere dalla loro destinazione erariale somme derivanti dalla gestione di eredità giacenti dalla vendita di compendi ereditari e dalla rendicontazione delle amministrazioni di sostegno».

Pietro Barghigiani

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