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Italia Nostra: «Dal Parco solo slogan sul piano, nessuna rivoluzione»

L’associazione attacca Putamorsi dopo l’incontro di martedì «Parla di chiudere cave già ferme e non delle aperture»

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massa. Parlano di «boutade», perché alcune delle cave che il Parco dice di voler chiudere «in realtà sono già chiuse», ma anche perché tutte le cave, secondo Italia Nostra, sono «ad alto impatto ambientale», quindi dire che si chiudono le cave ad impatto ambientale vorrebbe dire chiuderle tutte. In altre parole: il piano integrato del Parco, secondo l’associazione, «non basta».

Si legge in una lettera aperta che Italia Nostra Apuo-Lunense ha scritto al presidente del Parco delle Alpi Apuane, Alberto Putamorsi. «Le ricordiamo – si legge nella lettera – che alcune delle cave previste in dismissione sono già chiuse: Valsora Palazzolo a Massa, dopo avere tagliato una cresta vergine, è chiusa dal 2018 e cava Vittoria a Fivizzano è chiusa dal 13 dicembre 2017, perché sottoposta a sequestro preventivo in base al decreto del gip del tribunale di Massa, su richiesta della Procura della Repubblica presso il tribunale di Massa e grazie agli accertamenti svolti dai carabinieri Forestali». Inoltre, dicono, «la sua frase “chiudo le cave ad alto impatto ambientale” è irreale perché le cave sono tutte ad alto impatto ambientale: basti pensare al Corchia, al Pizzo Falcolavia, alla Val Serenaia, al Solco d’Equi, alla Valle D’Arnetola, al Cavallo, a Piastreta, al Cardoso: scelga lei».

L’associazione dice di aver compreso cosa prevede il piano dall’incontro tra il presidente e le associazioni ambientaliste che si è tenuto lo scorso martedì in Provincia: «Nulla della enfatizzata rivoluzione verde». Il piano, secondo Italia Nostra, prevede «apertura di nuove cave in aree esterne alle attuali aree contigue di cava, in area parco, con l’invenzione di nuovi perimetri estrattivi anche in aree vergini come a Carrara con Boccanaglia Bassa, a Fivizzano con cava Peghini, a Vagli con Fontana Baisa nel già attenzionato bacino di Boana, a Stazzema col Canale delle Fredde; ampliamento di cave esistenti modificando i perimetri delle attuali ACC, come a Massa con cava Romana, Piastreta Sella, Cavallo (Padulello) , a Vagli nel Bancaio, a Seravezza con Canale delle Gobbie e a Minucciano in Acqua Bianca; allargamento in area parco di cave esistenti; riapertura di cave, un tempo previste ma non in esercizio da anni, che il piano promuove con impulso dell’attività estrattiva, in luoghi dimenticati come a Stazzema Tre Fiumi, Mulina Monte, bacino La Penna; nel bacino Ficaio, ai piedi del Procinto, in un’area di valenza naturalistica unica, si pianifica una cava ciclopica».

E aggiungono: «Quando lei parla di svolta epocale con la previsione di cave in dismissione è solo uno slogan, perché, qualora alla scadenza di validità del piano di coltivazione non siano stati esauriti i quantitativi di materiale escavabile autorizzati, è ammesso il differimento dei termini di validità dell’autorizzazione per un periodo non superiore ai cinque anni, ai fini di completare le attività di escavazione e i complementari e conseguenti interventi di risistemazione ambientale e paesaggistica del sito, comprensivi della definitiva messa in sicurezza e, ove previste, delle misure di mitigazione e compensazione».

Secondo l’associazione ambientalista ci troviamo pertanto di fronte a cave che il Parco «dichiara in dismissione forse tra 13 anni, salvo probabili ricorsi avanti al Tar da parte degli avvocati dei concessionari».

Questo piano, ne è convinta Italia Nostra, prevede l’apertura di nuove cave, l’ampliamento “pesante” di quelle esistenti e forse la chiusura nel tempo lungo fino a 13 di cave, alcune già chiuse.

«Ridurre le superfici attuali delle aree contigue di cava – dicono dall’associazione -non porta alcun vantaggio se in quelle aree non si scava perché non c’è marmo, come lei ha sapientemente affermato: perché, se non c’è marmo, non si scaverà mai».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web