Sicurezza
Il Parco cerca l’appoggio degli ambientalisti sulla chiusura delle cave
Ivan Zambelli
massa. Il Parco tira dritto sul Piano, chiedendo l’appoggio delle associazioni ambientali. Ma il fronte verde si muove per strade diverse, tra chi attende le carte e chi invece pressa per accorciare i tempi.
Ieri mattina si è tenuto un incontro informale tra dirigenti e progettisti del Parco, tra cui il presidente Alberto Putamorsi, e varie sigle come Legambiente, diverse sezioni Cai, Friday’s for future, Arci, Salviamo le apuane, Italia Nostra, Apuane libere e Grig. Lo scopo era informare sui punti fermi di questo nuovo strumento di pianificazione e programmazione: riduzione di oltre il 50 per cento delle aree contigue di cava, chiusura di sette od otto cave, confini certi e allargati di circa 4. 000 ettari. Informare, ma anche ottenere un ampio sostegno per questo piano che si discosta dai precedenti. E che storce non pochi nasi, a livello politico ed imprenditoriale. Punti fermi, capisaldi, perché il resto è ancora tutto in divenire, come ha chiarito fin dall’inizio Putamorsi: «Siamo in preparazione del progetto, che sarà inviato alla giunta regionale». La quale, se lo prenderà in carico, lo passerà al consiglio, che lo adotterà. Seguirà un periodo per le osservazioni, a loro volta discusse. Solo allora verrà approvato definitivamente. Insomma, un lungo iter per un progetto suscettibile di modifiche: «La bozza è in itinere. I comuni stanno ancora presentando i contributi». Non ancora chiaro nei dettagli, era difficile un appoggio in bianco. Molti hanno al contrario incalzato con domande, dato che fin da subito è emerso che accanto a sette od otto cave che chiuderanno, altre tre, in compensazione, verranno riaperte. E questo non ha certo disteso gli animi. Non solo; per quasi tutto l’incontro è rimasta un’incomprensione sullo stato della documentazione. Le associazioni chiedevano di vedere le bozze, incalzavano con domande nel merito. Dall’altro tecnici e presidente provavano a rispondere laddove possibile, o spiegando che alcune cose vanno risolte, e che il definitivo ancora non c’è. Non tutte le associazioni hanno espresso posizioni uguali. Legambiente, attraverso Matteo Tollini, è per chiudere nel più breve tempo possibile il Piano, per far fronte alle pressioni politiche di imprese e amministrazioni comunali che chiedono di rimandarlo, ma anche per cogliere l’occasione del Pnrr, candidando il parco. E pure Fabio Barone di Salviamo le Apuane ha accolto, pur con qualche precisazione, questa inversione di tendenza, che chiude cave, limita le aree di escavazione, «e fa tremare il mondo del marmo». «Non possiamo esprimere un giudizio -ha detto invece Nicola Cavazzuti, Cai Massa-, perché non abbiamo ancora letto nulla. Se vogliamo cambiare bisogna coinvolgere tutti». Putamorsi: «C’è un’impostazione diversa, che deve essere la più condivisa. Abbiamo due o tre sindaci che si sono messi politicamente di traverso, chiedendo di lasciare lo status quo. Con Massa non si troverà la quadra, visto che vuole scavare alla Focolaccia, in zps (zona di protezione speciale) , dove non si può. Anche l’incontro con l’assessore Baccelli è diventato scontro. Se non c’è sostegno da parte vostra in regione si corre il rischio che il documento venga strappato. Noi la scelta di campo l’abbiamo fatta. Chiediamo di togliere il 50 per cento delle aree dove si può estrarre e chiudere sette cave. Io voglio andare avanti, e chiudere il progetto nel più breve possibile». E per questo, il presidente si è detto disponibile a proporre al consiglio direttivo del parco di dare le bozze alle associazioni più dubbiose.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
