Gioco
Quelle grida nel buio in una città che annegava. Aulla, dieci anni dall'alluvione
Chi c’era ha scolpite nelle memoria quelle ore drammatiche. Un’onda scura, appiccicosa di un fango maledetto che ti portava giù. E poi il buio. Il terrore della notte più lunga
Esattamente 10 anni sono trascorsi dalla mortale e devastante alluvione del 25 ottobre 2011. Un tempo che appare sufficiente per realizzare tante opere. E diverse sono state realizzate grazie ai soldi della Regione Toscana: dal ponte di Stadano alle scuole elementari e medie, per arrivare all’imponente muro d’argine sulla sponda sinistra del fiume Magra. Eppure Aulla, che aveva ben due cinema prima dell’alluvione, oggi si ritrova ancora priva di una sala cinematografica o polifunzionale che dir si voglia, quindi senza un presidio culturale e di socialità. Basti pensare, infatti, che il cinema teatro “Città di Aulla”, completamente distrutto dall’alluvione, ubicato sotto il palazzo comunale, si trova ancora nelle stesse condizioni della serata di martedì 25 ottobre 2011. Meno male, poi, che non scattò il piano di Protezione Civile dell’epoca, che prevedeva il raggruppamento della popolazione proprio nel cinema teatro “Città di Aulla”.
Chi c’era ha scolpite nelle memoria quelle ore drammatiche. Un’onda scura, appiccicosa di un fango maledetto che ti portava giù. E poi il buio. Il terrore della notte più lunga per Aulla dal dopoguerra ai giorni nostri. Era pomeriggio inoltrato e l’alluvione, che colpiva nelle stesse ore le Cinque Terre, portò morte e distruzione ad Aulla. La vita di due persone venne soffocata nella spietata miscela di acqua e fango: quella di Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi. La prima, 78 anni, trascinata con la sua auto dalla piena del fiume Magra in un parcheggio di via Resistenza; il secondo, 60 anni, annegato all'interno del suo garage fra viale Lunigiana e via Resistenza. Morti che attendono ancora giustizia, visto che il processo in corso a Massa, nella più consolidata tradizione italica, non ha ancora emesso la sentenza di primo grado.
E chi c’era quel giorno di 10 anni fa, come chi scrive, può testimoniare che solo il caso e l’eroismo di alcuni che misero in salvo tante persone, impedirono che i morti fossero molti di più. Perché fra le ore 18 e le ore 19, all'imbrunire, l’inferno scese sulla terra ad Aulla. Con il fango che invadeva tutto dal fiume Magra. Un argine che pareva di cartapesta che collassò. Attività commerciali completamente distrutte. Persone che rischiarono la propria vita per salvarne altre, ma anche nel tentativo, spesso vano, di mettere al sicuro le proprie cose, in particolare le automobili. Il tutto mentre la corrente elettrica se ne andava e si faceva largo il buio di una delle notti più lunghe per Aulla. Lunga e mortalmente silenziosa. Rotta soltanto dal rumore degli antifurto delle auto sommerse dall'acqua e accartocciate una sopra l’altra, che si azionavano automaticamente.
Ma quello che più atterriva erano le grida di chi urlava i nomi dei propri cari nell'oscurità, uno dei ricordi che fa ancora maggiormente accapponare la pelle. Un altro dei ricordi che toglie il fiato è la visione, ancora viva nella mente, dei giochi di plastica dei bambini che galleggiavano nel cortile della scuola materna di via Resistenza. Meglio tenere lontano il pensiero di cosa sarebbe potuto succedere se il Magra avesse rotto gli argini al mattino. Seguirono giornate di grande impegno e solidarietà, con gli aullesi che si misero al lavoro con scope e pale, aiutandosi gli uni con gli altri, per pulire dal fango fondi, negozi, garage e scantinati.A dare loro manforte una marea umana di volontari giunti da tutta Italia per aiutare chi stava peggio. Una lezione di umanità e solidarietà da parte di questi “angeli del fango” che fa bene al cuore non dimenticare.
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