Il Tirreno

LE APuANE IN PARLAMENTO 

Beni estimati, parte l’iter per riconoscerne la natura pubblica

Beni estimati, parte l’iter per riconoscerne la natura pubblica

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carrara. Il Movimento 5 stelle ha chiesto la calendarizzazione della proposta di legge sui Beni Estimati che riconosce la natura pubblica delle cave inserite nell’editto della duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina: si tratta di una mossa che avvia a tutti gli effetti il percorso parlamentare del provvedimento, l’unico in grado di mettere fine a una disputa vecchia di quasi 300 anni, sfociata in decine di contenziosi. L’intervento del legislatore si è reso necessario dopo che nel 2016 la Corte Costituzionale ha accolto il ricorso del Governo contro il comma 2 dell'articolo 32 della legge 35/2015 della Regione Toscana sulle cave, con cui si riconosceva la natura “pubblica” dei Beni estimati. Secondo la Consulta però la materia «esula dalle competenze della Regione» e «l’individuazione della natura pubblica o privata dei beni appartiene all’ordinamento civile». Di qui la necessità di ricorrere all’intervento del legislatore.

«Con la richiesta di calendarizzazione diamo concretezza al solo percorso in grado di scrivere la parola fine su una questione che pur essendo vecchia di oltre due secoli ha ancora contraccolpi pesanti su un settore strategico per la città di Carrara. Ora vedremo se anche le altre forze di maggioranza ci seguiranno in questo percorso per raggiungere un obiettivo storico» ha dichiarato Riccardo Ricciardi, deputato del Movimento 5 Stelle. I 5 Stelle hanno formalizzato lo scorso martedì la richiesta di calendarizzazione alla commissione competente, avviando l’iter parlamentare: la commissione Attività produttive, presieduta dalla deputata massese del Pd Martina Nardi, dovrà decidere se e quando valutare la proposta di legge di iniziativa del Consiglio Regionale della Toscana. Il testo ribadisce all’articolo 1 la potestà legislativa dello Stato sulla materia e stabilisce all’articolo 2 che «Gli agri marmiferi nonché i beni estimati di cui all’editto della duchessa Maria Teresa Cybo Malaspina del 1° febbraio 1751, appartengono al patrimonio indisponibile comunale e l’esercizio dell’attività estrattiva è sottoposto a concessione temporanea ed onerosa da parte del comune previo esperimento di procedura di gara ad evidenza pubblica». Se la proposta di legge venisse approvata i beni estimati verrebbero ricompresi nel patrimonio indisponibile del Comune e dunque la loro gestione sarebbe assimilata a quella degli agri marmiferi, sia per quanto riguarda il rilascio delle concessioni sia per il pagamento di canoni e contributi.

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