La manifestazione
Franzoni sul palco a Roma e alla Cgil
L’attivista no-vax apuano aveva annunciato in radio che i manifestanti avrebbero fatto «un colpo di Stato»
massa carrara. Sul palco di Piazza del Popolo a Roma, dove la folla è stata incitata da Forza nuova all’assalto della Cgil, c’era anche Nicola Franzoni. Titolare di alcuni bar tra Carrara, Massa e La Spezia in passato fu candidato sindaco a Carrara (nel 2012) e già ai tempi si distinse per uscite poco corrette nei confronti di alcuni avversari politici. È con la pandemia, però, che prende piede il personaggio: sui social e ai microfoni del programma radio La Zanzara. In più occasioni ha detto che il covid non esiste, che è tutto un inganno o peggio, un presunto sterminio dei poveri, fatto da occulte elite mondiali. Non si contano i suoi insulti a politici, medici, giornalisti, etnie e religioni; in sostanza a tutti quelli che non la pensano come lui, compresi i vaccinati: «Godrò quando moriranno». «Ma con che spettri vivi? » è leitmotiv del conduttore David Parenzo.
Oltre alle parole, ci sono però i fatti. Dopo la fallita “marcia su Roma” del 2 maggio 2020 Franzoni torna nella capitale il 2 giugno. Ottiene una sfilza di denunce per vilipendio alla Repubblica e alle istituzioni, apologia di fascismo, istigazione a disobbedire alle leggi, atti contrari alla decenza e manifestazione non autorizzata. Gli venne pure notificato il “foglio di via” da Roma per due anni, che gli impedisce di recarsi nella città. Tentò di tornare il 15 novembre, ma fu bloccato. Identiche misure e denunce anche a Milano, nel febbraio 2021. Qui venne disposta dalla sezione antiterrorismo una perquisizione dei suoi locali, dopo che Franzoni incitò ad azioni eclatanti contro il festival di Sanremo. E infine il 30 settembre conferma alla Zanzara un «colpo di Stato popolare» a Roma per il 9 ottobre. Il golpe non c’è stato, però Franzoni nonostante il foglio era sul palco con il «fratello Giuliano» (Giuliano Castellino, capo romano di FN e incitatore dell’assalto). Due circostanze – quelle dell’annuncio in diretta radio e della presenza a Roma – che non saranno passate inosservate agli uomini della Digos della capitale e ai colleghi della provincia apuana. «Non potete pensare che dopo tutto quello che ci hanno fatto non ci vendichiamo. Non potete credere che dopo che hanno ucciso 140 mila italiani noi non li andiamo a prendere. Uno per uno, rivoluzione o morte» ha urlato dal palco. Ma è proprio lui ad introdurre il piano contro la Cgil: «Alla fine dell’intervento la piazza segua Castellino. L’obiettivo lo capirete». E ancora: «Alla fine della manifestazione seguite mio fratello Giuliano». Davanti alla sede della Cgil si rivede Franzoni, a due passi da Castellino, ma non è dato sapere se ha partecipato all’assalto. Certo è che lui nella capitale non doveva esserci. Ivan Zambelli
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