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Il “predestinato” «Avrei scommesso su Cosimo, invece...»

Manuela D'Angelo
Il “predestinato” «Avrei scommesso su Cosimo, invece...»

Jacopo Ferri da una settimana occupa in municipio il posto che fu del padre: «Lui per me come un super eroe»

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Manuela D'Angelo

pontremoli. Pontremoli ad una settimana dal voto: la città ha un nuovo sindaco, Jacopo Ferri, 52 anni, uno dei leader di Forza Italia in Toscana, 2919 voti, il 70% delle preferenze. Eppure, passeggiando per le piccole strade del centro, dove tutto sa di cultura, le panchine hanno la forma delle pagine dei libri e a ogni angolo c'è la possibilità di scambiare, vendere o prestare volumi, non sembra ci sia mai stato altro sindaco che un Ferri. Dice una signora appena uscita dal Caffè Letterario, proprio di fronte al Comune: «Il piccolo Ferri lo aspettavamo da un po’. Chi meglio di lui, con quel padre e quella famiglia». Sì, esatto: la famiglia Ferri che a Pontremoli ha investito, amministrato, portato ministri, deputati, organizzato convegni internazionali di cui ancora chiedono gli atti. Una piccola città della Lunigiana diventata famosa in tutta Europa grazie alla figura dell’onorevole Enrico Ferri, sindaco dal 1990 al 2004, europarlamentare, “ministro dei 110 km all'ora” come fu soprannominato quando, nel 1988, fece rallentare gli italiani abbassando il limite massimo di velocità in autostrada. Pontremoli dagli anni Settanta è la famiglia Ferri e la famiglia Ferri è Pontremoli.

Così, seduto su quella poltrona di sindaco, che fu del padre per molti anni, Jacopo Ferri inizia a ricordare, aneddoti e momenti di una saga di famiglia che non poteva che finire con uno dei fratelli Ferri primo cittadino: «Confesso – inizia – che avrei puntato più su Cosimo; mio fratello è sempre stato, dopo papà, il politico di famiglia; aveva anche seguito più di me le sue orme, come magistrato, poi nel Csm. Io ho sempre creduto che sarebbe stato lui il prossimo sindaco della famiglia. Invece la vita lo ha portato spesso lontano da qui, più proiettato alla capitale; insomma, ora ci sono io e come ovvio che sia ho voluto dedicare questa vittoria a mio padre, che continua ad essere l'anima di questa città».

«Fare il sindaco dopo di lui, anche se sono passati 17 anni, è per me un grande onore, una sfida; la città lo amava; per Pontremoli ha fatto di tutto da quando arrivò qui nel 1971 come Pretore; non c'è nulla che non abbia realizzato. Lo dico da cittadino, non da figlio: era geniale, una specie di super eroe; se passavo una settimana con lui poi a me servivano dei giorni di vacanza per riprendermi. Posso e devo solo cercare di eguagliarlo». Le ultime elezioni in casa Ferri non sono state molto diverse da quelle del passato: la signora Lucia Caselli ci apre le porte di una palazzina al piano terra, poco distante dal centro storico, rimasta il quartier generale di tutte le campagne elettorali. Una casa piena di cose: manifesti, santini, caricature e ritratti dell'ex ministro; la foto di Enrico Ferri con madre Teresa di Calcutta, la bandiera dell’Europa. «Ogni volta qui è sempre la stessa storia – racconta Jacopo Ferri – Appendiamo fuori i nostri manifesti; la porta rimane sempre aperta, come quando c'era papà che riceveva qui anche a tarda notte; poi aspettiamo lo spoglio delle schede e Cosimo sparisce fino ai risultati definitivi. Come faceva papà: non lo vedevamo più e ricompariva solo a cose fatte». Jacopo Ferri mostra con orgoglio la foto del padre il giorno della nomina a ministro, e quella in cui bacia la mano del Papa; poi il manifesto storico del 1990 ideato per la sua candidatura a sindaco di Pontremoli: «Quella campagna elettorale la ricorderò per sempre – racconta – avevo 21 anni; portavo i ragazzi di 17 in giro a fare volantinaggio con la mia auto. Per manifesto volle una foto scattatagli di sorpresa mentre abbracciava una anziana concittadina». In Comune il sindaco Ferri ha preso possesso dell'ufficio che fu del padre; si siede alla scrivania di legno massello, rimasta la stessa, e racconta: «Questo tavolo credo di non averlo mai visto così vuoto. Papà era sommerso dalle carte; nessuno poteva spostargli nulla. La sua scrivania era una piramide di oggetti e documenti».

«Non ci sono sogni di mio padre irrealizzati per Pontremoli – conclude – Ha realizzato tutto quello che si poteva e Lucia Baracchini ha proseguito in parte alcune cose rimaste ferme. Di urgente oggi c'è la riapertura del ponte Zambeccari. Sarà, spero, il mio primo atto importante per la cittadinanza». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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