Proteste
Piani per le cave, è scontro con il Parco
L’amministrazione comunale parla di «approccio ideologico» dell’ente e contesta le previsioni su cava Focolaccia
massa. Tira aria di scontro, all’ultima “osservazione”, si fa per dire, sulla pianificazione che il Parco delle Apuane ha intenzione di adottare per le aree interessate dalle cave. Perché a prevalere, nel faldone del Piano integrato consegnato negli ultimi giorni ai sindaci della provincia dal presidente dell’ente Parco, Alberto Putamorsi, sono parole come chiusura e tutela per quanto riguarda le cave di marmo e l’ambiente.
Nelle carte l’ipotesi avanzata dal Parco è quella di chiudere la cava Focolaccia, Columbraia (Vagli di Sotto), due siti estrattivi che insistono su Casola in Lunigiana e cava Borrella.
Le trattative con i Comuni non sono state facili e tuttora rimangono questioni irrisolte. Come mette bene in evidenza l’amministrazione comunale di Massa che, quelle previsioni di piano, non ha gradito poiché “smonterebbero” in parte gli obiettivi inseriti nei Pabe freschi di approvazione in consiglio comunale.
«I Piani attuativi di bacini estrattivi del Comune di Massa, unitamente al nuovo Piano del Parco delle Alpi Apuane stanno definendo il delicato equilibrio, presente e futuro, tra l’attività estrattiva e la tutela ambientale e paesaggistica. Il primo strumento adottato dal consiglio comunale lo scorso luglio e ora in fase di osservazione, il secondo in via di definizione da parte dell’ente Parco – si legge in una nota del Comune –. Il Comune di Massa ha quindi sollecitato il Parco e il suo presidente al fine di confrontarsi in merito alle reciproche previsioni programmatiche proprio per far sì che con questa storica occasione, che definisce le regole per i prossimi dieci anni nel caso dei Pabe, ma con un orizzonte temporale ancora più lungo nel caso del Parco, si potesse trovare la sintesi che fungesse da molla propulsiva per l’economia territoriale e, contestualmente, trovasse soluzione alle enormi contraddizioni che nel passato non hanno saputo creare le condizioni per uno sviluppo concreto e coerente nel rispetto del nostro territorio».
«Gli obiettivi che l’amministrazione comunale sta perseguendo nei propri Pabe – continua il Comune –, in coerenza con il Piano di indirizzo territoriale (Pit) della Regione Toscana, sono quelli di salvaguardare ampie superfici delle attuali perimetrazioni delle aree contigue di cava, che quindi non verranno interessate da alcuna attività estrattiva la quale verrà esercitata prevalentemente in galleria ed esclusivamente in contesti già antropizzati con contestuale ripristino ambientale di superfici interessate da precedenti escavazioni a cielo aperto. Appare evidente quindi come sia complicato determinare il punto di convergenza tra le varie necessità, che avranno come risultante un netto aumento delle superfici recuperate sotto il profilo ambientale e paesaggistico, consentendo la prosecuzione dell’attività estrattiva, comunque espressione di decine di aziende e centinaia di lavoratori del territorio».
«Dal confronto col Parco – va giù dura l’amministrazione massese – è però emerso un approccio ideologico dell’ente stesso che, non curante delle effettiva sostenibilità delle proprie previsioni, determina un taglio del 70% delle superfici già oggetto della pianificazione del Comune di Massa, di fatto stravolgendola e rendendo impossibile il perseguimento degli obiettivi sopra elencati. Con la nuova perimetrazione del Parco – peraltro attuata non coerentemente con altri territori – le ampie superfici che nei Pabe verrebbero recuperate e ripristinate rimarranno irrimediabilmente deteriorate in quanto risulterà impossibile creare le condizioni per progettare e realizzare le opere necessarie a tale ripristino. Il caso emblematico è quello della Cava Focolaccia, la cui riattivazione nei Pabe è prevista esclusivamente al fine di poter realizzare un progetto di ripristino ambientale e paesaggistico, con contestuale ristrutturazione di fabbricati di proprietà del Comune di Massa legati ad un progetto universitario per lo studio della geologia delle Apuane, che ora dovrà essere abbandonato».
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