Sicurezza
La Caprice si difende «Non siamo noi responsabili dei crolli del Politeama»
La società cita la sentenza del Tar sulle opere al quarto piano “I giudici confermano: sono quelli gli interventi dannosi”
carrara. «La Caprice non ha alcuna responsabilità sul dissesto del Politeama. Sono rimasti in pochi a pensarlo. E adesso c’è una sentenza del Tar che lo conferma». Mauro Piccini, uno dei rappresentanti della società Caprice ritorna sullo scandalo dello storico palazzo di piazza Matteotti, inagibile dal 2006, che ha subito due crolli, nel 2008 e nel 2011 e che è al centro di un processo “infinito” davanti al tribunale di Massa. Piccini interviene dopo le affermazioni del legale della società che aveva ipotizzato che una delle concause dei crolli nel palazzo fosse il peso dei libri dell’archivio Germinal degli anarchici e alle irridenti repliche degli stessi anarchici e del Comitato Politeama.
«Ci sono sentenze, perizie, consulenze che attestano, tutte, che gli interventi realizzati dalla Caprice non sono in alcun modo responsabili di quanto avvenuto», dice Piccini. Il quale cita, come “prova” principe delle sua affermazioni la sentenza del Tar Toscana uscita nel mese di agosto scorso riguardante la richiesta di annullamento dell’ordinanza di demolizione che il Comune di Carrara, nel luglio 2011 aveva emanato per lavori abusivi al quarto piano del Politeama, nella parte centrale e sul lato La Spezia in verticale alle colonne sofferenti. Ebbene, la sentenza del Tar respinge la richiesta di annullamento presentata dall’avvocata Barbara Volpi e dà ragione. «Il tribunale amministrativo esclude in maniera chiara sia Caprice che Politeama dai capi di imputazione iniziali, a seguito esposti di un condomino», commenta il geometra Piccini. Il quale poi cita una perizia che risale al marzo 2005, redatta dall’ingegner Gerardo Claps (fatta anche a seguito di un esposto del Comitato Politeama) che esaminava tutto l’edificio. Una perizia, ricorda il rappresentante della Caprice, «che fu utilizzata anche per il certificato di idoneità statica del cinema-teatro Verdi, nel maggio 2006, quando la commissione di vigilanza diede parere favorevole affinché si svolgessero spettacoli nel cinema-teatro». Se dunque, nel 2006, quando gli interventi di sopraelevazione del tetto fatt dalla Caprice già erano stati fatti da tempo, la perizia Claps non ravvisa problemi, come si può imputare alla nostra società il primo cedimento, quello di una colonna centrale che avviene nel 2008, per non dire del crollo dell’ala lato via Roma del 2011?» Quindi, ragiona ancora Piccini, le cause del dissesto del palazzo vanno cercate non nelle opere fatte da Caprice, ma negli interventi successivi. «Bisogna guardare ai lavori di ristrutturazione eseguiti dai nuovi proprietari tra il 2006 e il 2008». In proposito il geometra cita una la perizia dell’ingegner Morelli, esaminata nel processo in un’udienza del luglio 2018 in cui si parla di un “massetto” del peso di 90 tonnellate che grava su 300 metri, un carico evidentemente eccessivo per il palazzo che venne realizzato prima del dissesto.
Dunque, è il finale di Piccini, «il palazzo è sano può tornare come prima del cedimento: ha solo bisogno di essere alleggerito del peso superfluo, come del resto ha stabilito la sentenza del Tar». Basterà quello, asserisce, per poter togliere i 2.800 puntelli che arrivano al terzo piano incluso e che garantiscono un minimo di sicurezza nel palazzo un tempo vanto e simbolo della città.
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