Italia
Quando una pizza costa troppo e devi dire no
massa. Si parla a casa, dopo cena, la sera. Si parla del futuro. Di cosa sarà a novembre se arriverà la cassa integrazione. Di che succederà a gennaio se uno degli stabilimenti Sanac – chissà se quello di Massa – chiuderà i battenti. Si decide dove tagliare perché il mutuo, quello va pagato per non perdere la casa. La casa va salvata con le unghie e con i denti.
Andrea Bordigoni è uno di quelli che non si arrende, ha il megafono sempre tra le mani, la disobbedienza civile non gli fa paura. Ha una compagna che non lavora più: « È una delle tante persone che con il Covid hanno perso il lavoro». E adesso anche quello di Andrea, 43 anni, in Sanac dal 1998, è in forse: « I giorni tranquilli sono finiti purtroppo. Sapevamo che Arcelor Mittal non ci avrebbe comprato, lo avevamo capito, ma l’assenza di commesse dallo stabilimento ex Ilva a Taranto che non ordina più a Sanac mattoni per l’altoforno, beh quello ci preoccupa davvero. Che competitività può avere sul mercato un’azienda che non ha commesse?». C’è la mannaia della cassa integrazione, il timore di chiusura stabilimenti, il rischio di dismissioni di reparti.
«Non ci sono più certezze, c’è da rivedere le abitudini e gli stili di vita. Abbiamo il mutuo da pagare e senza garanzie per il futuro - confida Andrea – è dura fare progetti. Se potevamo concederci due uscite al mese per una pizza, adesso le limiteremo».
Andrea è combattivo, davvero non si arrende, ma deve considerare anche la peggiore delle ipotesi: «Con la mia compagna ci siamo già chiesti se tagliare sulle auto. Ne abbiamo due, ma la macchina significa spese fisse, assicurazione, bollo». E adesso il timore è che i conti non tornino più: «Stiamo valutando di fare con una sola auto e magari comprare una bici elettrica». Niente costi fissi e niente benzina. E la speranza che la soluzione la politica e le istituzioni la trovino perché «il rischio non è solo – e già è tanto – per 110 lavoratori e le loro famiglie, ma per un intero territorio, da anni di fronte ad una pesante crisi economica». C.S.
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