Sicurezza
Operai Sanac in strada, occupate due rotatorie «Siamo abbandonati»
I lavoratori sfilano lungo via Dorsale e chiedono risposte al ministro Giorgetti Da lunedì due ore di sciopero al giorno con presidio sotto la prefettura
Chiara Sillicani
massa. Piove nel grande piazzale, davanti ai cancelli di Sanac: gli operai si raccolgono stretti sotto gli ombrelli, dietro il grande striscione rosso. Percorrono via Dorsale, raggiungono la rotonda su viale Mattei e bloccano il traffico: per mezz’ora non passa un’auto. Le voci al microfono si alternano, ma la richiesta è una e una sola: lavoro. E impegno da parte della politica e delle istituzioni perché – nella parole di Andrea Bordigoni, rsa Cgil – «sono finiti i tempi delle pacche sulle spalle, servono soluzioni, dal ministro Giancarlo Giorgetti in primis».
I dipendenti Sanac, 110 a Massa, quasi 400 in Italia, chiedono solo di lavorare, chiedono che da Acciaierie Italia, con una importante presenza pubblica nel capitale sociale, arrivino commesse per la produzione di mattoni refrattari. Invece nulla perché quei mattoni Acciaierie Italia, che gestisce lo stabilimento ex Ilva di Taranto, li va a comprare in Polonia. I lavoratori Sanac tremano: la cassa integrazione da fine anno, forse al 50 per cento, la prospettiva della dismissione di un paio dei quattro stabilimenti. L’incubo della disoccupazione. Ecco che quella rotonda bloccata diventa grido d’allarme, conferma che i lavoratori sono pronti ad azioni eclatanti per chiedere alle istituzioni di scendere in campo. C’è un incontro ieri mattina tra la viceministra allo sviluppo economico Alessandra Todde e l’amministrazione straordinaria Sanac, ma i sindacati – grida Nicola Del Vecchio, segretario Filctem Cgil – non sono stati invitati, la sensazione – ripetono i lavoratori – è quella dell’abbandono, di un territorio che rischia un’ altra crisi industriale. È contro quell’abbandono che ieri mattina i lavoratori – nonostante qualche frizione tra sindacati sulle strategie di lotta – sfilano lungo via Dorsale per bloccare il traffico su viale Mattei, quindi raggiungere l’altra rotatoria, su viale Vecchio. Un’azione per dare evidenza – insiste Stefano Tenerini segretario Femca Cisl – alla drammaticità: «Il Ministro allo sviluppo non ci risponde e noi alziamo la voce, il rischio è grosso, è quello di vedere nel piazzale Sanac un nuovo parcheggio a servizio di Carrefour», nuove aree commerciali dove c’erano aziende. Un blocco stradale di 40 minuti, la prima mossa: «A breve – annuncia Massimo Graziani, segretario Uiltec – una grande manifestazione provinciale». E da lunedì – delibera l’assemblea – due ore di sciopero al giorno, con presidio sotto la prefettura e la speranza che tornino gli ordini dall’ex Ilva di Taranto a cui Sanac è legata a doppio filo. Sì perché Sanac, in passato nel gruppo Riva, all’Ilva ha assicurato per decenni i mattoni refrattari destinati agli altiforni. Ma quando il gruppo è andato in vendita, Sanac è stata scorporata e se nel 2017 Arcelor Mittal ha acquisito ex Ilva, l’azienda di refrattari si è trovata fuori dai giochi. Il colosso dell’acciaio si è impegnato all’acquisto, con tanto di fideiussione da un milione di euro a garanzia. Ma nulla: la fideiussione è scaduta, un altro compratore non c’è, il milione incassato non garantisce sufficiente liquidità e gli ordini calano. Calano perché l’ex Ilva non commissiona mattoni, li va a comprare in Polonia. Nonostante ora a gestire lo stabilimento ci sia Acciaierie Italia, società di Arcelor Mittal e Invitalia, l’agenzia pubblica per l’attrazione di investimenti. C’è lo Stato nell’ex Ilva. Ma – parola dei sindacati – non ordina un mattone da giugno.
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