Sicurezza
«Concessioni di cava, duemila anni fa le cose funzionavano meglio»
carrara. Legambiente parte da lontano. «Ci auguriamo che la visita alla cava romana di Fossacava (nella foto), di prossima inaugurazione, possa essere un’occasione di riflessione per i visitatori e, soprattutto, per i nostri amministratori. Possibile che duemila anni fa le cave venissero messe a gara per trarne profitto e che oggi, nonostante l’obbligo europeo in tal senso, la gara venga rinviata di 25 anni e si preveda poi di consentire ai vincitori di sfruttare la cava a loro esclusivo profitto senza ricadute occupazionali, esportando tutto il marmo estratto, e lasciando ai carraresi solo devastazione? »
«Duemila anni fa – prosegue la nota – alcuni settori della cava venivano affidati per alcuni anni (a quelli che oggi chiameremmo concessionari) attraverso vere e proprie gare d’appalto. E oggi? Sebbene, al fine di assicurare il massimo di benefici (economici, ambientali e occupazionali) per la comunità, la normativa europea sulla libera concorrenza imponga l’espletamento di una gara per il rilascio delle concessioni dei beni pubblici affidati temporaneamente in gestione a privati, la stessa legge regionale ha previsto la possibilità – per gli attuali titolari di cava– di eludere la gara per 25 anni». «Considerato che la lavorazione del marmo fornisce un’occupazione 5-10 volte superiore a quella della sua estrazione, durante la stesura del nuovo regolamento degli agri marmiferi abbiamo chiesto al comune di espletare al più presto possibile le gare pubbliche per il rilascio delle con-cessioni di cava e di porre –come requisito di partecipazione alla gara– l’impegno a lavorare in loco almeno il 50% dei blocchi estratti – continua la nota – Il comune, ha però preferito avvalersi della facoltà di rinviare la gara pubblica fino a 25 anni pro-rogando l’autorizzazione alle attuali cave in cambio della lavorazione in loco del 50% dei blocchi e di fumosi progetti “di interesse pubblico”. Il risultato? Carrara sarà un sito minerario di tipo coloniale, da depredare lasciando solo devastazione. Il marmo sarà esportato e la lavorazione (e la conseguente occupazione) sarà effettuata a basso costo dai nuovi schiavi del mondo. Una vera pacchia per le multinazionali, una sciagura per i carraresi. La visita del sito archeologico di Fossacava ci serva da monito – si chiude la nota – l’amministrazione imperiale appaltava le cave per ricavarne ricchezza; l’amministrazione di Carrara lo farà per far arricchire i predoni del nostro marmo».
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