Il Tirreno

«Sono un sindaco “conviviale” e orgoglioso per quanto fatto»

Ivan Zambelli
«Sono un sindaco “conviviale” e orgoglioso per quanto fatto»

Gianni Lorenzetti candidato del centrosinistra si confessa tra il duro lavoro da sindaco e la passione per cene e bar  

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Ivan Zambelli

montignoso. Uomo affabile, sempre con il sorriso, la battuta pronta. Deciso accento “moncero”, profilo da “uno di noi”. Ma anche un imprenditore di successo (con il salumificio Da Adò), di esperienza e con una forte etica del lavoro, consapevole dell’importanza dell’incarico che ha ricoperto. Anche a costo di tanti sacrifici. Gianni Lorenzetti, sindaco uscente, presidente della Provincia, imprenditore, per tantissimi è solo Gianni punta a proseguire il percorso iniziato cinque anni fa.

C’è qualcosa di quel che ha fatto finora che più di altro è motivo di orgoglio?

«La scuola. Mettere mano al patrimonio scolastico significa dare ai figli un luogo sicuro, caldo d’inverno e fresco d’estate, con tutti gli strumenti indispensabili. Solo per questo varrebbe la pena fare il sindaco. L’opera sta proseguendo anche su altre scuole, stiamo appaltando e chi arriva tra un mese si troverà tutto pronto. Se poi guardo dai monti al mare vedo che gli investimenti fatti, avviati, sono milioni di euro».

E allora perché c’è un’altra lista di centrosinistra?

«Credo che non sia legata alle cose da fare o le cose fatte. Sono dei meccanismi personali derivanti da anni di battaglie interne, di chi non ha avuto lo spazio e alla fine ha pensato di ritagliarselo. Questa avversione così netta si può spiegare solo con un’avversione personale».

Vi contestano la gestione della città come una sorta di feudo, con dinastie di consiglieri e assessori. Ad esempio suo padre è stato sindaco.

«Mio padre è stato sindaco per 6 mesi negli anni ‘70. Ma io non faccio il sindaco perché figlio di. Lo sono dopo un percorso: nel ‘99 ho preso la tessera dei Democratici di sinistra, ho fatto il segretario di sezione, dell’unione comunale, dal consigliere fino al sindaco. Ho dimostrato sul campo chi ero e con grandi risultati».

Oltre a lei, sono tirati in ballo anche alcuni assessori.

«Potrei allora fare questa domanda: essere il figlio dell’avvocato, del dottore, è un valore aggiunto o disgiunto? Dire ciò è un insulto alla democrazia e ai cittadini, perché è come dire che non sanno votare. Se mettono a guidare la corriera chi non l’ha mai fatto io sarei preoccupato a farci salire mio figlio. Preferisco uno esperto. In politica ci deve essere un mix tra esperienza e novità. Puoi avere tutta l’intelligenza e le capacità, ma non puoi arrivare qui senza sapere cos’è un’ordinanza, una delibera, organizzare un consiglio».

In lista ci sono Giorgia Podestà e Marino Petracci. Entrambi toccati dalla vicenda Serinper. Senza entrare nel merito giudiziario, dal punto di vista politico è stato opportuno ricandidarli?

«Li ho confermati perché per me oggi sono innocenti, così come dice la legge italiana e il buonsenso. Sono persone che con me sono state leali, serie, hanno portato risultati. Per me conta quello. Ci siamo parlati e mi hanno detto di voler andare avanti. Poi, starà alla gente decidere se votarli o no».

Come funziona la vita da sindaco?

«Giorni liberi mai, non ci sono orari o routine. Ci sono i ricevimenti, e quelli richiedono tempo. La gente va ascoltata, ti presentano problemi che attengono ai sentimenti, alla sfera privata. Il telefono squilla in ogni momento. Ci sono da gestire emergenze, riunioni di giunta, consigli. Sei sempre messo alla prova, specie dal punto di vista psicologico. Infine, stai poco in famiglia e quando torni ti porti dietro i problemi di 10 mila abitanti».

Il tempo libero è poco; ma quando c’è cosa le piace fare?

«Mi piacciono i bar. Incontrare gli amici, bere un bicchiere di vino, magari anche due (sorride). È un momento di rilassamento straordinario. Mi piacciono le cene, giocare a briscola. E poi ovviamente mi piace uscire con mia moglie».

Un sindaco conviviale…

«Sì, sì. Non riesco a stare senza compagnia. Mi piace stare tra i ragazzi, mi percepiscono come uno di loro, e hanno ragione. Mentalmente sono ancora giovane».

Animali?

«Un boxer, Teo. Ne avevo un altro, Akim, come un fumetto della mia infanzia».

Segue sport?

«Si, un po’ tutto: dal calcio alla scherma».

È credente?

«Non so come collocarmi. Diciamo che sono diffidente, ma ho un grandissimo rispetto per l’autorità religiosa, con la quale in questi anni abbiamo fatto tante cose assieme. Abbiamo gli stessi principi: fare del bene e dare risposte. Tra le citazioni a cui sono più affezionato c’è quella di Paolo VI: “la politica è il momento più alto di carità cristiana”».

Perché rivotarla?

«Perché sono il migliore (ride). No dai, per quello che ho fatto, perché c’è corrispondenza tra quanto detto e messo in pratica».

Se confermato quale sarà il primo ordine del giorno?

«Eccoli qui». E mostra allargando le braccia pile di fogli e documenti sulla scrivania.

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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