Sicurezza
Insulta e minaccia i vicini: condannato artigiano
Per oltre un anno l’uomo avrebbe perseguitato una famiglia, offendendo anche il figlio minorenne della coppia
carrara. Quando uno dei coniugi chiudeva le persiane, lui li insultava. «È arrivato il tonto», diceva. O la «vagabonda milanese» se era lei. E anche al figlio minore non risparmiava insulti. Gli dava del «nanetto» o del «pupazzetto». Non sono mancate poi le minacce. «Vi consiglio di cambiare aria», gridava. Oppure: «Ora sono barricati in casa, ma può andare anche peggio, molto peggio». Tutto questo però lo diceva così ad alta voce che anche gli altri vicini di casa, e non solo le vittime, lo sentivano. E le loro testimonianze hanno consentito al giudice del tribunale di La Spezia di condannarlo a un anno e otto mesi per atti persecutori. L’uomo, un artigiano di Carrara, residente a Castelnuovo Magra, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti ha molestato e minacciato per oltre un anno quella famiglia.
I fatti sono accaduti nel 2019. Secondo la procura il suo comportamento minaccioso ha «causato un perdurante stato di ansia e di paura» alla famiglia «costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita e in particolare a vivere chiusi in casa senza uscire in giardino, non invitare amici e parenti, ricorrere allo psicoterapeuta». Per oltre un anno l’uomo ha insultato e minacciato «quotidianamente» i suoi vicini di casa, figlio minorenne incluso, facendo anche «dispetti di ogni tipo e atti di controllo in qualsiasi momento del giorno e della notte». Ogni volta che uno dei due coniugi si affacciava alla finestra, lui era lì, pronto a insultarli e a minacciarli. Stando a quanto ricostruito dalla procura avrebbe pronunciato frasi come «vi consiglio di cambiare aria, non si sa mai vi succedesse qualcosa di spiacevole, molto spiacevole, tipo ospedale». Parlava poi ad alta voce, con nessuno, solo per farsi sentire, dicendo: «Ora ci stiamo solo divertendo, sanno già che andrà a finire molto male. Hanno capito cosa è successo l’altra volta e ora succede che devono sgombrare». Prove sufficienti, per il tribunale, per condannarlo.
M.C.
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