La protesta
Fosse del Frigido «La memoria non basta, dobbiamo fare di più»
massa. Nonna Paola Vignali stringe forte il suo bisnipote. Frequenta la quinta elementare della scuola delle Villette. La sua classe ha avuto l’opportunità di prendere parte alla cerimonia organizzata in San Leonardo per ricordare la strage delle Fosse del Frigido. Paola era solo una bambina, 5 anni, pochi di meno del bisnipote. Giocava con altri bambini lungo il Frigido, videro arrivare i prigionieri, le Ss e si nascosero assistendo a uno degli eccidi più efferati sofferti in terra apuana. Oggi è l’ultima testimone ancora in vita di quel che accadde sul Frigido 77 anni fa e a lei è andato il tributo delle istituzioni e dell’Anpi, con la presidente Elena Cordoni. In quell’abbraccio al bisnipote c’è il senso più autentico della cerimonia di ieri – alla presenza delle autorità civili e militari, dei rappresentanti dell’Anpi degli studenti delle Villette insieme agli alunni dell’orchestra dell’istituto Palma – nei luoghi dove 159 detenuti, in gran parte prigionieri politici, molti cittadini stranieri, diversi comuni cittadini accusati di reati anche insignificanti, come una donna di Zeri colpevole di aver macellato illegalmente un maialino, vennero massacrati senza motivo alcuno. «Nessuna rappresaglia, nessun fattore scatenante per questo massacro – ha ricordato il presidente della provincia Gianni Lorenzetti – ma un atto terroristico vero e proprio». «Un gesto privo di ragione – ha aggiunto il sindaco di Massa Francesco Persiani – compiuto solo perché ci si voleva sbarazzare di quelle persone perché erano di intralcio: non erano persone ma oggetti. E proprio per questo è importante essere qui a ricordare: per dare valore alle persone, alla vita e per difendere la pace». Un ricordo doveroso, dunque. Ma di per sé forse non sufficiente a impedire che l’orrore vissuto 77 anni fa non si ripeta. Lo ha sottolineato il presidente onorario dell’Anpi Dino Oliviero Bigini: «La memoria è importante, ma il rischio è che qualcuno arrivi e la trasformi magari cominciando a parlare di guerra civile. Io non ho fatto la guerra civile ma ho partecipato a una guerra di liberazione. Ecco Perché dobbiamo riuscire a dare un altro carattere a queste manifestazioni: uno spessore culturale non solo storico». Un tema che è una sfida, di cui è ben cosciente l’onorevole Vannino Chiti, al quale ieri era stata affidata l’orazione ufficiale. «Il tema è quello di rendere comune una memoria storica che è radice della democrazia e condizione per costruire il futuro». V.L.
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