Il Tirreno

la vertenza 

Sanac, tempo (quasi) scaduto: appello alla Regione

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massa. È una bella tirata d’orecchie e forse anche qualche cosa di più quella che le istituzioni, dal Comune alla Regione, hanno ricevuto al tavolo in Prefettura sulla crisi del lavoro in provincia e in particolare sulla vertenza Sanac a una settimana dal “game over”, cioè da quel 30 settembre che allo stato attuale rischia di far finire in cassa integrazione i circa 100 lavoratori apuani di un’azienda che funziona e potrebbe prosperare ma, per un impasse anche amministrativo, si è vista tagliare le commesse.

Il 30 settembre è la scadenza del termine per l’acquisizione della società, oggi in amministrazione straordinaria, da parte di Acciaierie Italia (nel marzo del 2019 era Arcelor Mittal) che nel frattempo ha drasticamente ridotto gli ordini di materiale refrattario all’azienda con sede a Massa (e stabilimenti anche a Gattinara, Vado Ligure e Drogastu). A niente fino ad ora sono valsi gli appelli di lavoratori e sindaci perché la scadenza, a quanto pare non più rinviabile, non si traduca in una catastrofe. E ieri i sindnacati lo hanno ribadito alle istituzioni presenti al tavolo, tra le quali – in rappresentanza della Regione – il consigliere politico del presidente Eugenio Giani con delega specifica sul lavoro, Valerio Fabiani. A lui si sono rivolti le rsu aziendali, i rappresentanti di Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e i segretari generali dei sindacati provinciali. Tutti d’accordo nel dire: ora basta, si apra un confronto con il governo.

«La situazione per Sanac resta di assoluta incertezza – ha detto Nicola Del Vecchio (Filctem) – A Roma non è stato convocato nessun tavolo, non abbiamo risposte e la scadenza si avvicina. Non possiamo che denunciare la totale assenza della politica rispetto a questa vicenda che ha del surreale: si lascia un’azienda che funziona nell’indeterminatezza, si compra il materiale prodotto qui altrove mettendo a rischio chi lavora in Sanac di finire in cassa integrazione. Ed è lo Stato che ci rimette: sia quando Acciaierie Italia compra altrove sia nell’eventualità di gestire la cassa integrazione dei lavoratori.

«Il rischio è quello di andare a un nuovo bando di gara – aggiunge Stefano Tenerini (Femca) – e mettere i lavoratori a rischio. Lavoratori che già stanno soffrendo per il taglio degli ordinativi del 60%. Se entro il 30 non si trova una soluzione gli ordini potrebbero non arrivare più. L’unica responsabile di tutto questo, di una vertenza che va avanti di fatto da 9 anni, è la politica che ha deciso di spacchettare Ilva da Sanac. È lo Stato che ci ha messo nella condizione in cu ci troviamo oggi. E alla politica, nello specifico alla regione, ci rivolgiamo perché faccia la sua partem prenda le proprie responsabilità. Staimo aprlando di una azienda sana e competitiva che per le scelte scellerate della politica è in gravi difficoltà: ci sentiamo abbandonati».

I sindaci riconoscono a Fabiani la volontà di farsi carico del problema. «Ci ha assicurato – raccontano – che spenderà tutto il peso della Regione perché a Roma si apra un tavolo». Nella speranza che non sia troppo tardi e con la consapevolezza che la politica in Provincia è assente, purtroppo, non solo sulla vertenza Sanac. Lo hanno ribadito a gran voce i segretari di Cgil e Cisl, Paolo Gozzani e Andrea Figaia.

«Siamo arrabbiati con tutti i soggetti istituzionali – ha detto Gozzani –, anche con la Regione e con il Governo per la mancanza di attenzione per le crisi che caratterizzano il nostro territorio». Le questioni aperte sono tante: oltre a Sanac il tema di Imm e ultimamente anche la sanità passando per la gestione delle aree Sir. «Il messaggio che abbiamo voluto dare è chiaro: adesso basta, adesso ci siamo stufati – conclude Figaia – E in particolare su Sanac abbiamo ribadito che occorre che la regione scenda in campo su questa partita creando le condizioni per interloquire a muso duro con il governo».

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