Sicurezza
Il giudice del lavoro «Il Green pass non lede i diritti del personale»
Lama difende il decreto Draghi sull’obbligo della certificazione «Così si garantisce il diritto della collettività alla salute»
Melania Carnevali
massa. Il Green pass non lede i diritti del lavoratore. Anzi, è proprio vero il contrario. Il Green pass garantisce «il diritto della collettività alla salute». A dirlo è Augusto Lama, giudice del tribunale di Massa specializzato nelle controversie sul lavoro. Con Il Tirreno commenta l’ultimo decreto Draghi che entrerà in vigore il 15 ottobre.
A partire da quella data il Green pass sarà obbligatorio per tutti i dipendenti, sia pubblici sia privati. L’obbligo scatterà in tutti i luoghi di lavoro: nelle fabbriche, negli uffici, nei ristoranti, negli studi professionali, anche in tribunale. Senza quello non si potrà lavorare e punto.
La sospensione dello stipendio scatterà dal primo giorno per i lavoratori privati e pubblici senza Green pass. Solo nelle imprese con meno di 15 dipendenti la sospensione scatta dal quinto giorno. E sempre solo in queste imprese il lavoratore sospeso può essere sostituito.
L’obiettivo del governo è quello di incrementare le vaccinazioni prima che, con l’arrivo dell’inverno, risalga la virulenza del nuovo coronavirus.
Questa novità potrebbe portare comportare un aumento delle cause del lavoro, ma il giudice Lama ne è convinto: «Il provvedimento è giusto». Anche se ogni caso «andrà giudicato da sé».
Giudice, lei è vaccinato?
«Certo, con AstraZeneca. Lo sono dallo scorso giugno e, avendo la certificazione verde, da mesi giro dove voglio ed entro ed esco dal tribunale senza problemi».
Il Green pass obbligatorio per i lavoratori secondo lei è uno strumento corretto?
«Sì, lo ritengono uno strumento giusto, che non lede in alcun modo la libertà dei cittadini e dei lavoratori. Attesta un percorso vaccinale o un percorso che accerta la negatività al Covid, nel caso del tampone, e questo porta solo a lavorare in sicurezza. Quindi non limita la libertà, ma la aumenta. Aumenta la sicurezza della comunità e quella personale».
Tra chi contesta questo strumento ci sono personaggi illustri, come lo storico Alessandro Barbero, che contestano al governo di non prendersi, in questo modo, la responsabilità dell’obbligo vaccinale.
«Sono d’accordo. Lo Stato dovrebbe metterlo obbligatorio e assumersi anche la responsabilità di eventuali danni da vaccinazioni, come si faceva una volta con la poliomielite, con il vaiolo e altri. Però, avendo, per il momento, scelto una forma persuasiva, attraverso strumenti come il Green pass, penso che la gente dovrebbe comunque vaccinarsi. Dovrebbe comunque ritenerlo un obbligo, se non ancora giuridicamente fatto, se non altro come obbligo nei confronti della collettività, della salute, come vuol l’articolo 32 della costituzione».
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