Il Tirreno

L’accoglienza 

Dall’Afghanistan a Massa Carrara una nuova casa per 14 persone

Sara Lavorini
Dall’Afghanistan a Massa Carrara una nuova casa per 14 persone

Sara Vatteroni (Casa Betania): «La vera sfida adesso è  far sentire queste famiglie integrate nel nostro territorio»

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Sara Lavorini

MASSA CARRARA. Sono arrivati anche a Massa Carrara i primi fuoriusciti provenienti dall'Afghanistan, in fuga dal regime talebano.

Sono in tutto quattordici persone, divise in due nuclei familiari: uno da otto componenti ospitato a Massa e, l'altro da sei accolto a Fosdinovo.

A gestire l'arrivo e i successivi bisogni dei rifugiati afghani è l'associazione “Casa di Betania O.n.l.u.s.”.

La responsabile dei progetti di accoglienza per Casa Betania Sara Vatteroni, ci illustra il delicato momento. Sono giunti anche in provincia i profughi scappati dalla guerra in Afghanistan.

Come state gestendo la situazione?

La nostra associazione ha una convenzione attiva con la Prefettura per l'accoglienza dei richiedenti asilo. Fin dall'inizio - spiega Vatteroni - ha optato per un accoglienza diffusa, distribuita sul territorio e con strutture piccole, singoli appartamenti. Nonostante i decreti Salvini avessero privilegiato per la riduzione dei costi, noi abbiamo continuato a lavorare nel modo più opportuno e a favorire l'integrazione degli ospiti in piccole strutture ma in zone centrali della città. Attualmente presso le nostre abitazioni ospitiamo 2 famiglie rispettivamente di 8 e 6 componenti, nei comuni di Massa e Fosdinovo.

Ci racconti l'emozione di accogliere le vittime di guerra. Quali sono gli stati d'animo di queste famiglie?

Sono disorientati - continua Vatteroni - emerge chiaramente che non avrebbero mai lasciato l'Afghanistan, dato l'ottimo livello socio economico in cui erano abituati a vivere.

Molto elevato anche il livello scolastico dei figli, che frequentavano tutti le scuole e l'università. Sono persone solari, educate, strappate improvvisamente ad una vita normale, fuggite con ciò che indossavano quel giorno, con tanta voglia di iniziare a riappropriarsi della loro quotidianità.

Le prime emergenze – continua Sara Vatteroni – una volta ricreato un guardaroba minimo, sono i corsi di italiano, la ripresa della scuola e dell' università per i figli.

Poi la ricerca di un' occupazione per i genitori. Indubbiamente per noi è un progetto molto stimolante e complesso, inserire una famiglia con 3 o 6 figli/e, richiede un grosso impegno da parte di molte figure professionali: mediatori culturali e linguistici, psicologi, assistenti sociali ed insegnanti di italiano sia per gli adulti che per i ragazzi.

Quale futuro potranno avere in Italia?

Sulle prospettive per il loro avvenire in Italia in attesa che venga definito il periodo di accoglienza, che sarà certamente medio - lungo, nè noi nè loro abbiamo informazioni.

Ovviamente la loro aspettativa - afferma Vatteroni - sarebbe che in Afganistan tornasse la pace. Casa Betania come sempre, oltre che impegnarsi per la primissima accoglienza, cerca di sviluppare un progetto di promozione ed integrazione della dignità: lavoro, formazione, educazione scolastica, casa, amicizie, passioni, sport e tempo libero. Inoltre, abbiamo da tempo accordi con agenzie formative e di orientamento al lavoro e, con scuole guida per il conseguimento della patente.

Quanti arrivi in provincia sono previsti?

Non lo sappiamo - conclude Vatteroni - in questo momento la Prefettura di Massa Carrara gestisce gli arrivi nel territorio secondo le direttive del Ministero degli Interni. Vorrei fare un appello al territorio: il migliore progetto di accoglienza ed integrazione è destinato a fallire se non c'è una comunità, un territorio che accoglie, che fa sentire queste persone come a casa loro. In molti ci chiedono cosa possono fare, la nostra risposta è sempre la stessa: ognuno di noi può dare il proprio contributo favorendo le relazioni e la conoscenza andando al di là dei luoghi comuni.

Anche così – conclude Sara Vatteroni – possiamo aiutare l'Afghanistan a crescere, favorendo tra alcuni anni quando le condizioni di ritrovata pace civile lo permetteranno, il rientro di una generazione di esuli che avranno sperimentato e vissuto esperienze positive di dialogo e confronto pacifico.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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