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Facebook come un ring, scatta la denuncia

Alessandra Poggi
Facebook come un ring, scatta la denuncia

La direttrice di Torano Giorno e Notte attaccata con un post al veleno da una gallerista. Tutto finisce in commissariato 

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Alessandra Poggi

CARRARA. Una città piccola, dove ci si incontra quasi tutti i giorni per strada. Un post su facebook per ragionare sulla candidatura a sindaco di alcune donne della città, diventa il ring virtuale per criticarsi a livello lavorativo. I nomi citati sono diversi: Emma Castè, Bernarda Franchi (che contattata ha detto «non è in linea con le mie corde»), Giovanna Bernardini, Claudia Laudanna, Patrizia Baccigalupi, Nadia Cavazzini, solo per fare alcuni esempi. Ma il nome di Emma Castè, la direttrice artistica di Torano Giorno e Notte e della White Carrara Downtown ha scatenato i commenti di una gallerista. Commenti che sono finiti direttamente sul tavolo del commissariato di polizia. Non tanto per la critica a livello lavorativo, tanto perché ritenuti dalla Castè come lesivi della sua dignità personale. Pomo della discordia la mancata pubblicazione di cataloghi. Ce lo spiega la diretta interessata, Emma Castè: «il post che mi accusa non mi ha dato noia per come lavoro in generale – spiega - mi ha dato noia perché nel post si facevano i nomi di alcune donne che potrebbero fare il sindaco e la gallerista a cominciato a sparare a zero su di me. Finché si è trattato di una critica personale andava bene, non mi tocca. Mi sono arrabbiata perché sono stati tirati in ballo gli sponsor, come se io tenessi i soldi per me. Ma io non gestisco gli sponsor. È stato come darmi della ladra. E non ci sto. Gli sponsor non passano da me, e mi è sembrato un attacco gratuito. Quello che mi domando è questo. Abitiamo in una piccola realtà, se uno ha dei dubbi mi ferma per strada, mi suona il campanello e se ne parla. Il mio lavoro esula dal concetto delle gallerie, lavoro facendo in modo che l’arte interagisca con il cittadino, con i nativi. Un concetto di arte diffusa, completamente diverso da quello di una mostra. A Torano per esempio noi non vendiamo le opere – prosegue Castè – non siamo commercianti. Ci interessa portare l’arte ad interagire con le persone. Siamo una piccola comunità e non ci sembrava il caso di spendere tanti soldi per fare un catalogo. Ne facciamo uno ogni cinque anni, il primo è già uscito. Per questo sono andata in commissariato e ho fatto una segnalazione. Ho difeso le manifestazioni e sugli sponsor non ci deve essere nessun dubbio. Non voglio sentirmi mortificata come professionista e non voglio vedere il mio nome associato a certi insulti».

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