Lutto
Si è dimesso il vescovo Alberto Silvani Il futuro della diocesi è nelle mani del papa
Originario della Lunigiana, 75 anni, solo l’altro ieri aveva dichiarato al Tirreno che c’era tempo per rimettere il mandato
Paolo Falconi
volterra. Monsignor Alberto Silvani, originario della Lunigiana, ha rassegnato le dimissioni da vescovo di Volterra, al compimento del 75° anno di età, come previsto dal Codice di diritto canonico. Lo comunicherà ufficialmente sul prossimo numero del settimanale diocesano L’Araldo, nell’edizione del 12 settembre in arrivo agli abbonati già oggi.
Nella chiacchierata di lunedì, giorno del suo compleanno, con Il Tirreno lo stesso vescovo aveva allontanato l’ipotesi che invece, appena 48 ore dopo, ha preso sostanza. Pur rilevando che era un atto dovuto, metteva in evidenza come ci fosse tempo per presentare la rimessa del mandato nella mani del papa. E ci aveva anche scherzato su: «Il papa ha 85 anni, il presidente della Cei (cardinale Gualtiero Bassetti, ndr) ne ha 80, quindi ho tempo...» E aveva ribadito: «Lo farò, è un atto dovuto, ma non provvederò dall’oggi al domani. Quindi abbiamo tempo per farlo».
Dall’oggi al domani no, ma domani l’altro... Ora sarà papa Francesco, quando lo riterrà, a prendere le necessarie decisioni per provvedere al governo della diocesi di Volterra. Fermo restando la spada di Damocle circa il rischio di un suo accorpamento.
Non manifesta alcuna sorpresa il sindaco di Volterra Giacomo Santi sulla decisione del vescovo: «È un atto dovuto così come prevede il Diritto canonico. Ora sarà proprio il papa a prendersi il dovuto tempo per riflettere e dare un futuro a Volterra. Che, ovviamente, spero sia fatto del mantenimento della diocesi».
Aveva anche scherzato, monsignor Silvani, sui giornalisti: «Non date retta a ciò che scrivono...». Ora il giornalista non può che replicare dicendo: «Non prestate attenzione a ciò che dice un vescovo... quando si tratta delle sue dimissioni dalla carica».
Nella sua lettera ai fedeli il vescovo di Volterra, che pure aveva detto di affidarsi a essa per ringraziare coloro che gli hanno fatto sentire tutto il loro affetto in occasione del 75° compleanno, tiene a sottolineare che «la nomina di un vescovo, come anche quella di un parroco, non è oggetto di contrattazione, se non nella preghiera» e pertanto invita tutti a «vivere questo tempo di attesa nella preghiera, sia perché lo Spirito illumini chi è preposto alle decisioni, sia perché accettiamo nella fede la persona che sarà scelta come vescovo».
Di seguito, esprime gratitudine e riconoscenza nei confronti di tutti e apre lo sguardo a chi verrà dopo di lui: «Bisogna quindi accettare di scomparire, ringraziando Dio e tantissime persone buone per i benefici che ci hanno donato, e lasciare spazio a chi saprà far meglio di noi e che forse dovrà rimediare alle nostre mancanze».
Nella lettera che verrà riportata per intero nell’edizione del 12 settembre del settimanale diocesano, monsignor Alberto Silvani conferma anzitutto il suo affidamento a Dio: «Mi affido alla Provvidenza del Signore, non faccio progetti, perché così ho imparato a fare. Da giovane avevo qualche proposito, che però è sfumato subito nei miei primi anni di ministero, e pertanto mi sono abituato a fidarmi della Provvidenza».
A questo punto, e più che mai, si apre il discorso del mantenimento del vescovo, del mantenimento della diocesi, oppure del suo accorpamento, magari con la nomina di un amministratore apostolico. Nei casi registrati finora di “unione” di due territori diocesani, papa Bergoglio si è mosso secondo la dicitura in persona episcopi per l’accorpamento, che sta a significare che due diocesi sono unite nel ministero episcopale, ma rimangono due circoscrizioni ecclesiastiche separate e indipendenti e come tali dovranno essere governate.
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