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una nuova sfida nella strada del centro 

“Su d’Drèt” come Amsterdam la storia di via dell’Arancio

A.P.
“Su d’Drèt” come Amsterdam la storia di via dell’Arancio

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carrara. “Su d' Drét” come Amsterdam, ma cinquant’anni prima. Non tutti sanno che l’odierna via dell’Arancio, un tempo appunto Su d’Drét, era una via a luci rosse. Oltre al bordello delle “Montone” poi divenuto Sterlina in vicolo dell’Arancio, c’erano diverse libere professioniste, e alla fine di via dell’Arancio ai “Butinetti” c’era il famoso Dollaro. E se non bastasse proprio nella salita Repetti c’era il Garibaldi, un albergo a ore. Tornando ai giorni nostri le grafiche Matilde Bottazzi, Isabella Massari, Alice Biasci e Carlotta Panesi hanno aperto in questi giorni il loro laboratorio espositivo proprio in via dell’Arancio, e sentendo i racconti legati alla ex via a luci rosse hanno deciso di chiamarlo “La Goulue”. Da qualche giorno le quattro grafiche hanno preso possesso del laboratorio e si sono messe al lavoro. Oltre a lavorare personalizzano e vendono borse, maglie, scarpe e volendo si possono contattare per personalizzare qualsiasi supporto. La storia di via dell’Arancio e la sua tradizione a luci rosse in città è nota. Sul bordello delle Montone ci sono anche documenti storici. I dettagli di questo percorso a luci rosse nelle parole della storica di tradizioni locali Alma Vittoria Cordiviola: «Un tempo via dell’Arancio e dintorni erano ben conosciuti per la presenza dei bordelli e almeno cinque libere professioniste – spiega – in vicolo dell’Arancio c’era quello delle Montone, e come riportano storie e documenti siccome erano anarchiche i fascisti bruciarono tutto il loro mobilio e le suppellettili in piazza del Duomo. Dopo la guerra il bordello riaprì sotto il nome di Sterlina, che era la consorella del Dollaro dei Butinetti. La tenutaria era di fuori e in seguito si sposò con uno di Carrara. La Sterlina aveva un cuoco e una cucina, così all’ora di pranzo le ragazze del Dollaro uscivano per andare a mangiare. La tenutaria si racconta fosse una persona generosa, che faceva beneficenza aiutando senza farlo sapere le famiglie meno abbienti. Tra le libere professioniste di via dell’Arancio ce n’era una che era stata in convento e voleva farsi suora. Infine – conclude la storica – in via Repetti c’era il Garibaldi, un hotel a ore frequentato da signore che hanno vissuto fino a pochi anni fa». A.P.

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