Gioco
Addio allo scultore naif Mario Del Sarto Ha scolpito il marmo per tutta la vita
Aveva 96 anni, le sue opere sono esposte nell’anfiteatro naturale di Mortarola. Era il macchinista della ferrovia marmifera
Alessandra Vivoli
CARRARA. La città perde uno dei suoi protagonisti, un personaggio che aveva la scultura, il marmo e l’amore per Carrara nel Dna.
Si è spento a 96 anni Mario Del Sarto: Mario Del Sarto. Scultore autodidatta da quando ne aveva 47, grande conoscitore del marmo: con il materiale estratto dalle Apuane “paralava”, interpretava i suoi messaggi rispettandolo, anche durante il lavoro,
Del Sarto incarna un pezzo di storia di Carrara: era il macchinista della Marmifera. Quando c’era la ferrovia che dalle cave portava il marmo a valle, lui guidava la locomotiva, come quella da lui rappresentata sul muro a Mortarola: l’anfiteatro naturale dove continuano a vivere le sue opere.
Quando la Marmifera fu smantellata, fece vari lavori: il fuochino, il meccanico, il falegname. Ma il suo interesse era prendere un blocco di marmo e scolpirlo: io non sapevo di saper fare quello che faccio».
Le sue sculture hanno una particolarità; lanciano messaggi positivi, di pace, fratellanza, religiosità. Il suo marmo è sempre stato narrazione, una narrazione semplice, proprio come è sempre stato lui, uomo e artista. È considerato lo scultore naif del marmo.
Nelle sue opere è come se leggesse i messaggi del marmo, non gli è mai importato di creare figure con un braccio più lungo e uno più corto: per lui hanno sempre avuto un senso.
A chi gli chiedeva quale fosse l’approccio con le sue creazioni artistiche Mario Del Sarto, con la vis comica che lo ha sempre accompagnato, era solito rispondere così: «Le mie sculture vanno spiegate, non sono mica normali? Ho fatto Madre Teresa di Calcutta con delle manone. Per dire che la sua forza era nella vita, una vita che può sollevare il mondo. Quando termino un’opera so qual è il suo messaggio».
E Del Sarto è riuscito, nell’anfiteatro naturale di Mortarola: lo studio, dove ha lavorato fino a più di novant’anni, è situato sulle pendici dell’appennino, nel bacino di Colonnata. Una delle pareti di questa "quinta" naturale, il monte Pizzone, è scolpito e ricoperto dalle opere dal maestro ed è, da decenni, meta di "pellegrinaggio" artistico di amanti dell’arte provenienti da ogni parte del mondo.
Questa località, sconosciuta ai più, è nota ai cavatori, agli abitanti dei vicini paesi di Bedizzano e Colonnata e agli amanti del Trekking che percorrono i sentieri del Bacchiotto ma è, per lo più, scoperta occasionalmente dai turisti in visita alle cave di marmo. Lo spettacolo, incredibile e surreale, si para di fronte all’auto del visitatore che non può far altro che fermarsi: le sculture sono alloggiate sulla montagna e da essa sembrano scaturire.
Mario Del Sarto, scultore naif e poeta sensibile ,ha visto nell’arte la lingua comune ideale per lanciare il suo messaggio di pace e libertà ed il "fil-rouge" che unisce tutti i popoli.
L’obbiettivo dello scultore è stato quello di creare un’area di bellezza e riflessione e per questo ha desiderato che le proprie opere non siano mai spostate dalla loro sede si che, Mortarola, una sorta di atelier all’aperto in grado di lanciare per sempre il suo messaggio e monito questo. Del Sarto per anni, anche rimettendo lo studio in piedi dopo i disastri subiti dall’alluvione, ha continuato a scolpire il marmo, reimpiantandolo poi nella montagna, per farlo vedere a tutti.
Un artista e un uomo che, con grande semplicità, è entrato nel mondo del marmo: in punta di piedi ma lasciando una traccia importante, un messaggio nell’anfiteatro naturale che lui ha così tanto amato.
E Mario Del Sarto se ne è andato in punta di piedi, lasciando un grande vuoto in tutti coloro che lo hanno apprezzato e amato. Fra questi c’è l’ex assessore alla cultura, la professoressa Giovanna Bernardini che lo ricorda con grandissimo affetto e stima.
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