Il Tirreno

Ruspa precipita nel ravaneto, grave operaio alla guida

Melania Carnevali
Ruspa precipita nel ravaneto, grave operaio alla guida

Il 46enne è stato portato in elicottero a Cisanello

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CARRARA. Il sole brucia sul marmo bianco alle 15. 30, quando Simone Polenta, classe 1975, di Massa, è al lavoro sulla ruspa comprata dall’azienda da appena quindici giorni.

Forse non si accorge della pendenza della strada o forse se ne accorge ma non riesce a manovrare bene quella nuova macchina, e scivola giù nel ravaneto.

Non si ribalta subito.

Lo farà poco prima di fermarsi, rimanendo incastrato tra le lamiere: serviranno i vigili del fuoco per estrarlo, in condizioni gravissime. L’incidente, l’ennesimo, è avvenuto ieri pomeriggio nella cava Ficola, a Fantiscritti, gestita dalla Cooperativa cavatori Canalgrande Arl. Sono passate da poco le tre del pomeriggio, quando l’operaio scivola giù con la ruspa per almeno cento metri.

I colleghi si fiondano subito verso la macchina, ma lui è incosciente.

È incastrato tra le lamiere del mezzo. Chiamano il 118 e cercano di svegliarlo.

Inutilmente. Il Pegaso però è altrove. Deve arrivare l’elisoccorso decollato da Parma. Sul posto nel frattempo salgono i vigili del fuoco che lo estraggono dal mezzo, delicatamente.

È come cristallo.

Arrivano anche gli uomini del commissariato di polizia di Carrara e quelli del dipartimento di prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro dell’Asl a cui spetterà il compito di ricostruire la dinamica dell’incidente e individuare eventuali responsabilità. Dinamica, che, al momento, non è ancora chiara.

Il 46enne viene caricato sull’elisoccorso e portato all’ospedale Cisanello di Pisa. Ha diversi traumi ed è grave. La prognosi è riservata. Subito dopo l’incidente, i sindacati tornano a puntare il dito contro la mancanza di sicurezza, o perlomeno di un piano per garantirla.

Anche perché sono passati appena tre giorni da quando, alla cava 64 del bacino di Torano, un altro operaio si è ferito al collo con una chiave inglese utilizzata per la manutenzione dei mezzi, finendo in codice rosso al Noa. Lui non è mai stato in pericolo di vita (anche se si è procurato una ferita profonda che inizialmente ha fatto pensare al peggio), ma poco cambia.

Perché tutto questo dimostra che lavorare in sicurezza è un lusso che i cavatori, nonostante i corsi di formazione, nonostante i controlli, i proclami, i progetti, le task force, ancora non riescono a permettersi. La conta dei feriti in mezzo al marmo corre più veloce delle altre. «Si fa sempre retorica il giorno dopo un incidente – dice Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil – poi però non siamo in grado di rendere effettive le parole. Noi come sindacati abbiamo chiesto più volte un tavolo sulla sicurezza e sulla legalità perché noi pensiamo che non si possa continuare a intervenire solo il giorno dopo: dobbiamo organizzarci prima. I lavoratori possono portare un contributo, eppure noi non siamo al tavolo».

I sindacati chiedono «anche alla prefettura – dice ancora Paolo Gozzani – di essere presenti a questo tavolo. Ci sono tavoli dove i lavoratori, attraverso i sindacati, partecipano, e crediamo che sia utile anche per le cave. Quindi continuiamo a chiederlo».

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