Lutto
Nell’antico bordello nasce La Goulue: una casa per l’arte
Quattro giovani amiche aprono oggi in via dell’Arancio un laboratorio creativo ispirato a Toulouse-Lautrec
Alessandra Poggi
CArrara. Sognava di aprire un suo laboratorio espositivo in centro città, e così senza girarci troppo attorno l’ha aperto con altre tre amiche. Lei è Matilde Bottazzi, le altre tre sono Isabella Massari, Alice Biasci e Carlotta Panesi. Hanno da poco passato i vent’anni, sono tutte grafiche e hanno deciso di concretizzare le tante serate passate in taverna a parlare di un laboratorio espositivo. La stessa taverna al numero 3 di via dell’Arancio, che da stasera alle 18 (giorno dell’inaugurazione) ospiterà le loro opere e il conseguente showroom. Singolare la scelta del nome “La Goulue” che in italiano vuol dire “la golosa”, a significare che come riportano voci storiche in quella taverna ci fosse una sorta di bordello. Un’assonanza che al quartetto di artiste è suonata singolare e stravagante. La Goulue, la golosona, era Louise Joséphine Weber, ed è stata una ballerina francese, ritenuta universalmente la madrina inventrice delle mosse del can-can francese dell’epoca del Moulin Rouge. «Lo spazio nasce per diventare il nostro laboratorio – spiega Matilde Bottazzi – un luogo dove lavorare e vendere le nostre creazioni. In questa taverna noi ci lavoreremo, non si tratta di una mostra. L’idea è natata da diverse chiacchierate tra noi quattro amiche, su cosa fare del futuro e dove aprire il nostro laboratorio. Si parlava sempre di aprire così ho detto apriamolo, e apriamolo proprio in questo fondo dove parliamo del nostro futuro. L’idea di chiamarlo La Goulue è nata da una storia che mi hanno raccontato a proposito di questo fondo, e cioè che una volta fosse una specie di bordello, un luogo di perdizione. Così in maniera giocosa e per ridare vita alla strada abbiamo deciso di prendere il nome di questa famosa ballerina che ha creato il can – can, ma anche in onore di Touoluse-Lautrec che è anche il nostro pittore preferito. Noi ragazze lavoriamo principalmente sul digitale e via via ci adattiamo ai singoli supporti. Oltre ai nostri quadri ci sono altre nostre creazioni come maglie, borse o scarpe. Volendo si possono portare cose da personalizzare, facendole rivivere assieme».
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