Residenza Le Tortore scongiurati gli sfratti
massa. Scongiurato lo sgombero di due nuclei familiari dalla residenza sociale Le Tortore, il sindacato Usb torna a segnalare le criticità della struttura, anche se la soluzione è sempre quella: la casa popolare. Come spiega Elia Buffa, responsabile di Usb-Asia, «nei giorni scorsi abbiamo avuto diversi incontri con l’assessore, dirigente e gli assistenti sociali, dalle quali abbiamo ottenuto l’annullamento di tale provvedimento. La richiesta nasceva da una serie di segnalazioni di litigi con altri coinquilini, e dal fatto che queste persone hanno avuto accesso al reddito di cittadinanza». E quest’ultimo aspetto, racconta sempre il sindacalista, è stato considerato un fattore che avrebbe consentito ai nuclei di trovarsi un’abitazione, e di reinserirsi nel mondo del lavoro. «Ma si tratta di motivazioni pressapochiste, spericolate per arrivare ad uno sgombero, e sarebbero state un pericoloso precedente». Ma scongiurato l'allontanamento, per il sindacato non è il caso di cantar vittoria, visto che nella struttura persistono i problemi denunciati da diversi mesi: il sovraffollamento, gli spazi angusti, cucine e bagni in comune. Usb è tornata chiede interventi strutturali alla residenza, ma soprattutto «l’avvio di percorsi reali per far sì che queste persone possano accedere all’edilizia popolare pubblica», e nel frattempo soluzioni a breve termine. Ad esempio, «abbiamo chiesto la presenza nella struttura di una persona costante, un mediatore culturale che vada a fare attività perlomeno con i bambini, che sono parecchi. Che poi servirebbe anche per tutti gli altri, anche solo per mediare nei litigi che purtroppo avvengono dentro». Infatti, tra le motivazioni che avrebbero portato allo sgombero c’era proprio quella dei litigi. Non è dato sapere quali siano le ragioni, ma è molto probabile che ad aumentare la conflittualità interna via sia anche la condivisione di spazi, non pensati per quel numero di persone e per così tanto tempo. «Ci sono persone dentro da sette anni, c’è chi è entrato minore ed ora è maggiorenne; persone che vengono da difficoltà sociali ed abitative, e che non hanno scelto di vivere in comune». Per il sindacato serve una modifica al regolamento interno, così da abolire il contributo affitto. Si tratta di una tantum, che però per queste persone risolta una voce non da poco nelle proprie entrate. Molti, non risultando residenti, non percepiscono un contributo affitto e devono recuperarlo dal reddito di cittadinanza, che gli viene erogato per i pasti e le spese di prime necessità. Proprio per questo Usb ne chiede l’abolizione. All’orizzonte resta sempre il superamento di questa soluzione non più momentanea: «Siamo tutti d’accordo che dalle Tortore devono uscire; ma per andare nelle case popolari, e in situazioni più dignitose». I.Z.
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