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Gli ambientalisti:«Nessun Far West, alle cave i vincoli ci sono e restano»

Luca Santoni
 Gli ambientalisti:«Nessun Far West, alle cave i vincoli ci sono e restano»

Le associazioni, dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, fanno chiarezza: «Nelle zone di protezione speciale non si deve scavare. Sui Pabe c’è confusione»

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CARRARA. Nessun ritorno al Far West. Parola degli ambientalisti. «Nelle zone di protezione speciale (zps) non si scava». E, ancora: «nessuna zona “franca” nelle aree contigue di cava». Le associazioni Apuane Libere, Cai Massa, Grig Presidio Apuane, Italia Nostra Massa-Montignoso e La Pietra Vivente mettono in luce alcuni aspetti della sentenza del Consiglio di Stato (la 05964/2021 dello scorso 20 agosto). Ricordiamo che il Consiglio di Stato ha condannato con sentenza definitiva le associazioni ambientaliste, rigettando il loro appello contro le cave di marmo, rappresentate in giudizio da Henraux SpA, e il Pit (piano di indirizzo territorriale ) della Regione Toscana. Le associazioni sottolineano però alcuni punti fermi che non giustificano il trionfalismo con cui la sentenza stessa è stata accolta dall'imprenditoria lapidea, tra questi l’intangibilità delle Acc (Aree Contigue di Cava).

«La sentenza del Consiglio di Stato - scrivono gli ambientalisti - se da un lato consente l’escavazione all’interno delle “Aree Contigue di Cava”, enuncia in modo netto il principio giuridico che nelle Acc, sovrapposte a zone di tutela, “le nuove attività estrattive, la riattivazione delle cave dismesse, gli ampliamenti di attività estrattive esistenti e le variazioni di carattere sostanziale di attività esistenti non possano interferire con Sic, Sir e Zps”. In definitiva non si scava se è presente zona di tutela. Non esistono zone “franche” ove scavare, come invece vorrebbe fare il Parco delle Alpi Apuane con i numerosi tentativi “cavillosi interpretativi" di interpretazione delle regole e delle leggi affidati a importanti studi legali e Università», sostengono le associazioni che proseguono: «Lo sentenzia il Consiglio di Stato, lo afferma a chiare lettere: non si scava in zone di tutela, né sopra il suolo, né sotto il suolo. Non è credibile il “buonismo ambientalista” degli estensori del Pabe di Massa, il Centro di Geotecnologia di Siena, quando affermano che “abbiamo operato nella salvaguardia del territorio”. Per fortuna, ancora una volta, sono intervenute le associazioni ambientaliste e il Consiglio di Stato, per salvaguardare davvero il territorio. Questa norma vale ovunque. Dunque, anche nei confronti della società ricorrente Henraux Spa, che non potrà proporre piani di cava in aree Zps»

. In definitiva «la sentenza non autorizza, ex se, alcuno specifico intervento, ma, di contro, si limita a fissare un perimetro pianificatorio di intangibilità per Sic, Sir e Zps, recando una serie di prescrizioni», tra le quali il divieto «di attività estrattiva finalizzata alla produzione di inerti, di realizzazione di discariche di cava e la limitazione del “deposito provvisorio”». La sentenza «che pone ancora una volta “pietre fisse, capisaldi” per le Amministrazioni e il Parco, è un ulteriore passo in avanti nella vera e intangibile salvaguardia del paesaggio e del territorio a favore delle popolazioni locali». Riferendosi infine al Pabe di Massa, le associazioni scrivono: «Ancora una volta assistiamo ad una “confusione” degli estensori del Pabe e del Comune di Massa nell'applicare la norma. Per questo motivo invitiamo i consiglieri comunali ad una attenta valutazione del materiale tecnico. In fase di osservazione, invitiamo i consiglieri alla stesura delle necessarie modifiche di legittimità e buonsenso da apportare».

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