Il Tirreno

ambiente 

Diritti su cava Valsora, contestazione del Grig

Luca Santoni
Diritti su cava Valsora, contestazione del Grig

L’associazione dice no al trasferimento della concessione E scrive agli enti competenti perché fermino il percorso

2 MINUTI DI LETTURA





massa. L’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico (Grig) contesta il trasferimento dei diritti di concessione della cava Valsora Palazzolo, passati dalla società Turba Cava Romana alla ditta Ferrari Riccardo srl di Carrara, che gestisce anche la cava 127 denominata “Buca del fagiano”.

L’associazione ha scritto una lettera, indirizzata al Comune di Massa, alla Regione Toscana e, per conoscenza, anche al Comune di Carrara e alla Sovrintendenza delle Province di Massa Carrara e Lucca, definendo quello di Valsora un «trasferimento illegittimo» e spiegando la propria posizione in un lungo elenco di contestazioni.

«Si chiede – scrive il Grig riferendosi ai soggetti competenti– di sospendere il trasferimento dei diritti di concessione, in attesa delle verifiche richieste per la sospensione di 765 giorni dell’attività e si chiede di produrre la richiesta di sospensione della Società Turba Cava Romana e il preventivo consenso del Comune, come previsto dal contratto di concessione. La Società Ferrari Riccardo Srl – prosegue l’associazione ambientalista nella lettera – non esercita la cava 127 denominata “Buca del Fagiano” nel Comune di Carrara, in quanto risulta sospesa per difformità al piano di coltivazione approvato anche in carenza della richiesta autorizzazione paesaggistica (scavo a quota superiore 1200 metri). Si chiede pertanto di accertare presso l’ufficio marmo del comune di Carrara e Soprintendenza di Lucca lo stato delle difformità riscontrate; se ciò risponde al vero, sarebbe “etico” che il Comune di Massa non trasferisse alcun diritto di concessione a chi non rispetta e tutela l’ambiente e il paesaggio, così chiudendo definitivamente lo “scempio” Valsora».

Nel lungo e particolareggiato comunicato il Grig rileva anche «la violazione della condizione “modifiche riguardanti l’assetto definitivo del sito”. In assenza di piani attuativi di bacino estrattivo (Pabe) – prosegue – nessuna nuova autorizzazione sostanziale poteva essere rilasciata. Siamo in presenza di una illegittima concessione durata undici anni rispetto alla iniziale (di 10 anni). Il regolamento comunale degli agri marmiferi, approvato con delibera di consiglio comunale, risulta impugnato dalla regione Toscana davanti al Tar Toscana».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa