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la protesta 

«Le concessioni sono abusive». E scatta l’occupazione della spiaggia del Nettuno

Ivan Zambelli
«Le concessioni sono abusive». E scatta l’occupazione della spiaggia del Nettuno

Poliziotti e uomini della Guardia costiera tentano la mediazione: nervi tesi, ma alla fine i manifestanti se ne vanno

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Ivan Zambelli

marina di massa. Sicuramente un pomeriggio fuori dall’ordinario per i frequentatori del bagno Nettuno, a Marina di Massa, che per tutto il pomeriggio di giovedì hanno assistito a un acceso confronto tra chi ha in concessione e frequenta quel lido e chi invece ritiene le concessioni illegittime. In mezzo, le forze dell’ordine a cercare di risolvere una contesa non semplice. Erano le quattro di pomeriggio quando nello stabilimento si è verificata una scena per così dire pittoresca: sei persone del gruppo “500 in battigia” sono arrivate in spiaggia, hanno steso i teli ed impiantato ombrelloni tra una fila e l’altra. Il primo a reagire è stato il bagnino, che con ovvio stupore ha domandato cosa stessero facendo. «La spiaggia è di tutti, è anche nostro diritto frequentarla» la risposta. Lo scopo era di riportare in auge la questione delle concessioni degli stabilimenti balneari, sui quali pende da decenni la Bolkenstein ma che sono state prorogate fino al 2033. Proroga che però è stata ritenuta illegittima da più parti, non solo da chi le spiagge le vorrebbe totalmente libere ma anche da qualche tribunale. I sei hanno quindi voluto protestare a qualunque costo, anche al prezzo di una denuncia. La scelta è ricaduta casualmente sul Nettuno, dove i titolari fiutando le motivazioni hanno inizialmente preferito lasciar perdere. Ma vedendo che la spiaggia iniziava a rumoreggiare e alcuni clienti ad andarsene, i titolari li hanno prima invitati ad allontanarsi, e poi, sentendosi dire che non potevano cacciarli perché era terreno demaniale, hanno chiamato le forze dell’ordine. A ruota è arrivata polizia, agenti della Digos e uomini della Capitaneria di porto, competente in materia. Compresa la situazione, e dopo aver identificato i sei, gli agenti hanno provato a spiegare per lungo tempo agli attivisti che lì non potevano starci. L’unico modo per allontanarli sarebbe sata una formale denuncia dei titolari del bagno per occupazione abusiva di quegli spazi dati in concessione, o per altre fattispecie di reato ipotizzabili, come disturbo della quiete o violazione normative Covid. E lo avrebbe anche fatto, ormai stanca del trambusto a danno suo e anche dei clienti. Ma alla fine ha preferito soprassedere. Niente denuncia, a patto però che se ne andassero. Cosa che poi è avvenuta, anche se i sei hanno dichiarato di averlo fatto soltanto perché gli agenti non hanno emesso alcun provvedimento.© RIPRODUZIONE RISERVATA

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