Il Tirreno

sul litorale 

Spiagge libere tenute male e usate per stoccare il lavarone

Aldo Antola

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massa. Le altissime temperature di questa estate non fanno altro che rinforzare il bisogno di refrigerio, soprattutto, da quanto dice la scienza, per il futuro. E così sale l’impegno di chi da tempo denuncia il bisogno di maggiore spazio e attenzione alle spiagge libere pubbliche. Perché non solo è il problema di poter far godere anche a chi non può la spiaggia ed il mare, ma anche a chi preferisce la spiaggia pubblica libera come segno di libertà, di poter spostarsi da un punto all’altro senza imposizioni, certo nel rispetto sempre di tutti e dell’ambiente. È bisogno di libertà per chi preferisce o ha bisogno di andare al mare e sulla spiaggia anche fuori dai canonici orari di “ufficio o di lavoro”. Per capirci a chi per diversi motivi, salute compresa, ci può andare alla mattina presto o alla sera. Perché nei bagni privati alle 18,30 già cominciano a chiudere gli ombrelloni.

Sul tema nella serata di giovedì è stato organizzato un incontro dal gruppo “500 sulla battigia”. Una riunione tenuta on line, nel rispetto delle norme anti Covid, con l’obiettivo di riportare in una situazione “naturale” il rapporto quantitativo tra spazi di arenile libero e concessioni balneari ai privati, nonché – nell’immediato per portare a conoscenza della città la situazione di incuria e mancanza di sicurezza che regna nelle spiagge libere. Dalle contraddizioni scritte o riportate come quella dei cartelli che indicano in tutte “pericolo spiaggia non sorvegliata” anche dove la sorveglianza, esiste per un accordo col Comune per quanto al centro della discussione (la vigilanza sarebbe infatti assegnata ai bagni confinanti in cambio di porzioni di spazio per i propri ombrelloni). Per i componenti del gruppo, attivo ormai da un anno, il tema dei benefici ai concessionari confinanti con le spiagge libere deve essere oggetto di confrono e revisione.

Di quetso si aprla anche nel video denuncia realizzato da Matilde Balatresi Nocchi che mette in evidenza tutte le criticità segnalate dai fruitori delle spiagge libere:spesso sporche, non setacciate, non sorvegliate come si deve, segnalate male,con spazi non sempre rispettati, tratti di arenile libero che hanno fatto da magazzino al lavarone e così via. Un reportage realizzato in tutte le spiagge e trasmesso in rete. La riunione di giovedì sera ha mostrato quindi che qualcosa si comincia a muovere. Il movimento si è confrontato anche sul tema del Piano dell’Arenile del Comune, sulq uale spera di potersi esprimere ed essere preso in seria considerazione. Si è parlato con grande partecipazione di spazi di arenile liberi, protezione e ripascimento, dalla sicurezza alla pulizia. La tesi? Non bisogna vedere le spiagge libere come una spesa ma un investimento del sociale. Insomma una riunione dove sono emerse moltissime idee, azioni da mettere in campo, nell’interesse di tutti e che presto diventeranno concrete.

Aldo Antola

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